lunedì 15 febbraio 2010

Articolo su Affabulazione e Ygramul

da WWW.PAROLIBERO.IT
http://www.parolibero.it/it/spettacolo/vania-castelfranchi.htm

incontro/intervista col regista romano Vania Castelfranchi
L'Affabulazione balinese del teatro Ygramul
il gruppo Ygramul cerca nuovi attori per lo spettacolo "Affabulazione",
performance nata dall'innesto di Pasolini nella cultura balinese
Il Gruppo Integrato di Ricerca e di Teatro Patafisico Ygramul LeMilleMolte
nasce in maniera disordinata e complessa attorno al 1996 (quando alcuni dei
suoi fondatori uscirono dall'Accademia nazionale d'arte drammatica Silvio d'
Amico) per poi prendere una loro forma nel Giugno del 2006 quando si
stabilirono in un teatro-cantiere nel periferico quartiere romano di San
Basilio/San Cleto. Il significato del suo agire lo si può rintracciare nel
lungo nome che li compone ed infatti Ygramul LeMilleMolte, uno dei personaggi
presenti nel romanzo di Michael Ende "La storia infinita", è descritto come un
orribile creatura costituita non da un unico corpo compatto bensì da un'
inimmaginabile quantità di minuscoli insetti color azzurro acciaio che ronzano
come calabroni infuriati in foltissimi sciami. Sciami che di volta in volta
assumono le forme più disparate, sciami il cui morso ti permette di viaggiare.
Ed è proprio da questa definizione che parte la poetica e la politica del
Gruppo che, oramai, ha trovato il suo essere nelle interrelazioni tra soggetti
differenti e nell'agire sulle e con diversità. Uno sciame, dunque, indefinito e
interminabile di presenze più o meno teatrali (attori di diversa formazione,
scenografi, scrittori, musicisti, architetti, antropologi, disegnatori, etc…)
nato dall'idea base, non originale ma sicuramente sperimentale, di formare un
punto d'incontro (delle prove/scambio in uno spazio/tempo) dove soggetti
diversi potessero barattare i loro strumenti. Ecco allora perché la definizione
di Gruppo continua ad articolarsi in: INTEGRATO (perché tende a costruire l'
integrazione con diversità culturali, fisiche, mentali, sociali trasformando le
conoscenze nelle arti dello spettacolo in reti di dialogo), di RICERCA (sia per
il tentativo di lavorare nella ricerca di nuovi linguaggi teatrali sia per l'
agire in differenti direzioni collaborando alla produzione di riviste, di CD,
di fumetti, di video), di TEATRO (perché è lo strumento principale delle loro
azioni) e PATAFISICO (perché il modus operandi è strettamente connesso alla
"scienza delle soluzioni immaginarie" di Alfred Jarry ed Antonin Artaud).
Tipico frutto della modernità liquida descritta da Baumann, gli Ygramul
LeMilleMolte sono la risultante costante di vari innesti: da un personale
studio sull'incontro (con il sé, con l'estraneo, con il diverso, con il testo,
lo spazio, il gesto ma anche nei suoi laboratori presso carceri, presso l'
Istituto di Igiene Mentale, nelle scuole, con attori professionisti e non, nei
loro viaggi tra culture altre) ad una continua ricerca su varie metodologie di
lavoro. Il regista Vania Castelfranchi ed il gruppo affrontano il confronto e
lo scambio nei loro baratti culturali sempre con materiali diversi, non
quotidiani, inaspettati ed inusuali come anche in luoghi o con persone
"invisibili", cancellati, perché solo con ciò si riesce ad imprimere nelle
proprie azioni un impeto politico, una voglia di intervento-allarme-difesa-
messaggio, un diritto legato alla lotta non-violenta per la difesa/attenzione
verso le minoranze. Nel libro "Sensi di Viaggio" l'antropologo Marco Aime
descrive il viaggiatore focalizzandosi sul limite del corpo che si indebolisce
e da confine diviene frontiera, diviene terra di scambio, ed è proprio in
questa visione che dal 2002 il Gruppo Ygramul ha iniziato a percorrere la
strada del "Terzo Teatro" e del "baratto culturale" di Eugenio Barba
affrontando una lunga serie di viaggi/percorsi che li hanno portati Dal Mato
Grosso in Brasile all'Amazzonia, lungo il Rio Negro, per incontrare-aiutare i
popoli Guaranì Kaiowà e Saterè Mawè, e poi in Africa attraverso il Malawi, in
Indonesia attraverso Bali. A tal riguardo a breve si terranno i provini per lo
spettacolo "Affabulazione" di Pier Paolo Pasolini nato proprio da questa loro
ultima esperienza in Indonesia ed è da questo punto che parte la seguente
intervista al regista Vania Castelfranchi.

Il seguente incontro è stato registrato il pomeriggio del 8 Febbraio 2010 a
Roma, presso il teatro Ygramul nel quartiere di San Basilio/San Cleto. Incontro
Vania appeso ad una scala mentre cerca di terminare i nuovi lavori per la
"graticcia" ma al mio arrivo ne approfittiamo immediatamente per una breve
pausa sotto un sole raramente tiepido.

Domanda - Ho letto che nei giorni 11 e 18 Febbraio, 4 e 11 Marzo, dalle ore 16
alle 19 si terranno presso il vostro spazio in via N.M.Nicolai 14, dei provini
per la ricerca di nuovi attori nello spettacolo "Affabulazione" di Pier Paolo
Pasolini (per informazioni e prenotazioni: ufficioygramul@libero.it). Mi
potresti parlare un po' di questo spettacolo?

Risposta – "Affabulazione" è uno spettacolo veramente… diciamo partorito in
maniera molto dolorosa perché… come in molti altri spettacoli Ygramul ha avuto
un progetto preventivo del viaggio… quindi è stato preparato prima di partire
per l'Indonesia, a Bali… oramai tre anni e mezzo fa, praticamente. Ha vissuto
una lunghissima gestazione in Indonesia, a Bali, con gli attori che
partecipavano al viaggio e che nella mente erano già proiettati verso
"Affabulazione". È stato costruito anche lì, sera per sera… ogni sera ci
riunivamo, ne parlavamo, lo scrivevamo, lo progettavamo… ci facevamo cogliere
dall'esperienza. E poi è stato creato quando siamo ritornati. Però, nella
creazione, già al nostro ritorno c'era… tra virgolette… un incidente in corso…
in realtà non è un incidente ma una cosa molto bella. Essendo Monica incinta
abbiamo progettato lo spettacolo sapendo che saremmo andati in scena per
pochissime repliche per poi dare "spazio" a Monica per partorire. E quindi...
già lì, insomma… già si era capito che il percorso sarebbe stato molto
frastagliato. Siamo andati in scena col primo studio… l'abbiamo chiamato così…
su "Affabulazione" che già conteneva tutti gli appunti di regia, le idee che
abbiamo avuto, le poetiche… la politica forte dello spettacolo. Dopo le prime
repliche… che mi sembrano state esser sei o otto, non mi ricordo… abbiamo fatto
questo stop lungo quattro mesi. Già poco prima dell'andata in scena c'era stato
un abbandono da parte di Antonio, uno degli attori che era stato con noi in
Indonesia, e quindi sono subentrato io. Ho iniziato a fare sia la parte di
occhio esterno… di regista… sia di attore… che non è mai una buona cosa per uno
spettacolo… e questo ha creato sia una rallentamento nella struttura sia,
secondo me, delle crepe sulla regia. Però era un buon modo per portare lo
spettacolo in scena. Una volta andati in scena abbiamo iniziato il secondo
studio. Nel secondo studio c'è stato anche l'abbandono di Paolo Parente e
quindi è subentrato Simone. Questo ha cominciato a creare immediatamente… in
questo tipo di spettacolo… com'era stato per "Edzi re", lo spettacolo che
abbiamo fatto sul viaggio in Africa… la comprensione che ci sarebbero state più
fasi. Quindi c'è stato un primo evento dove io ho sostituito Antonio e un altro
dove Simone ha sostituito Paolo e lo spettacolo è iniziato com'era successo per
"Edzi re"… "Edzi re" ha vissuto almeno quattro vite diverse con le uscite di
varie persone… Chiara… e poi Fiammetta e Simone… insomma, stessa cosa per
"Affabulazione", si è dipinta la stessa strada. Questa è una cosa su cui
Ygramul soffre molto ma alla quale si deve preparare perché, essendo tutto un
gruppo di autodeterminazione e di politica di resistenza, è normale che le
persone subiscano tanto. La mancanza di soldi… perché non ci paghiamo… la
fatica delle prove non pagate… e delle andate in scena… e anche di spettacoli
che sono già molto provanti a livello fisico ed intellettuale. Senza nessuna
forma di retribuzione diviene una forma di… accanimento…non so come dire.
Insomma, Ygramul deve prepararsi, purtroppo, a questa storia di spettacoli che
mutano forma perché gli attori riescono a tener duro per qualche mese… e poi
mollano. Mollano perché è dato anche dalla formazione degli attori in Italia,
oggi…ci sono pochissimi attori, oggi in Italia, capaci di progettare un
percorso di ricerca di tre, quattro anni… perché normalmente… tutto ormai è un
usa e getta. Gli attori lavorano con i registi un mesetto o due, montano uno
spettacolo, vanno in scena qualche volta e poi vengono mandati a casa. Sono
rarissimi i percorsi attoriali di grande durata, di grande lunghezza… a meno
che non ci siano molti soldi in mezzo e allora gli attori subiscono… diciamo…
una resistenza, purtroppo, solo economica e non perché credono nel progetto o
perché ne sono appassionati … ma perché vengono pagati per fare duecento
repliche e le fanno. Adesso, quindi, entriamo nella terza fase. La terza fase è
ancora più difficile perché mancano Massimo, Monica e Daniele e quindi abbiamo
un assetto totalmente nuovo. Praticamente, del secondo studio di
"Affabulazione", rimaniamo io e Simone. Lo studio avrà delle piccole novità a
livello registico, scenografico… come ci sono già state nel passaggio dal primo
al secondo… ma non rivoluzionarie… soltanto degli assestamenti di regia, di
interpretazione. In questo caso si fa un esperimento perché ho proposto al
nuovo gruppo Ygramul… composto anche da Martina, da Gabriele, da Valentina… di
prendere in mano "Affabulazione" ma, poiché stiamo progettando il viaggio per
la Mongolia… e un lavoro su Samuel Beckett che faremo in Mongolia… loro hanno
detto: "Noi non ce la sentiamo di fare questi due lavori così grandi in
contemporanea" perché si tratterebbe di due piste molto poderose. Quindi loro
hanno preferito fare una specie di doppio gruppo: un gruppo Ygramul che sta
preparando un lavoro su Beckett e che partirà per la Mongolia e un gruppo
"Affabulazione" che… per forza… si apre all'esterno. Un gruppo formato da me,
Simone, Fiammetta ma anche da altre persone che stiamo cercando fuori. Non l'
abbiamo quasi mai fatto. In questo caso, sotto consiglio del gruppo, faremo dei
provini… e quindi adesso devo cercare delle persone lucenti… nel senso che non
sono attori… sono più che attori… sono persone che vogliono provare ad entrare
in un progetto di resistenza sul quale sanno che guadagneranno molto poco,
faticheranno molto e dovranno reggere un progetto a lungo termine, a lunga
gittata. Non facciamo venti giorni di prove e dieci di spettacolo come nella
routine italiana… facciamo un percorso di prove lungo… probabilmente di tre
mesi e poi probabilmente un andata in scena che per noi deve avere una durata
di… boh… forse un anno, però, insomma… prevedere che ci sarà un arco lungo di
andata in scena.
D – E tu sai già come strutturare il provino affinché ti aiuti a trovare
questa tipologia di attori?
R – Si… in realtà si perché ci sono alcuni esercizi del mio metodo… dell'
Esoteatro… che sono puntati a quello. Nel senso che una delle cose che ho
capito negli anni è che… non so come dire… soffrendo molto per la mancanza di
persone che uscivano/entravano dal gruppo … che fa parte della struttura del
gruppo Ygramul però crea molta sofferenza, molti lutti… perché ti innamori
delle persone e poi queste se ne vanno, com'è giusto che sia… non c'è niente di
sbagliato, però fa male… io ho iniziato a capire mano a mano ( e in questo il
gruppo mi sta aiutando a farlo) come riconoscere qualcuno che possa resistere
all'utopia di Ygramul… perché, oggettivamente, è un utopia. È come prendere una
persona e capire: "Tu puoi reggere all'Anarchia?"… cioè "puoi vivere in
anarchia"? perché è una cosa non facile che crea dei grandi problemi con se
stesso, con la propria vita e crea una capacità di resistere allo sdoppiamento.
Cioè tu devi sapere con coscienza che hai una doppia vita… ti stai creando una
doppia vita, una vita che è legata al concetto di anarchia… alla proprietà
comune, al lavoro non più individuale ma di gruppo, allo sciame… ed una vita
che è la tua, individuale… dove lavori: fai l'operaio, fai il cameriere, fai
anche l'attore… perché no?... ma che non ha quasi niente a che vedere con
Ygramul. Ygramul rimane un isola strana, molto separata dal reale, dove si
producono cose che poi vengono sparate nel reale. Chi lavora all'interno, però,
deve sapere che sta lavorando in una maniera… che per l'esterno sarebbe
volontariato o non so come chiamare… è quella che una volta era la bottega d'
arte. Tu stai lì e fai gavetta… per fare arte. Quindi si, ho degli esercizi.
D – Legandomi un attimo al concetto di Esoteatro che hai prima citato… nel
flyer riguardante i provini ho letto che l'estetica di questo tuo spettacolo è
legata all'Esoteatro, per l'appunto, e all'antropologia teatrale…
R - … si…
D - … mi potresti approfondire un attimo questo tuo lavoro ?
R – Vuol dire che gli attori dovranno, nelle prove stesse, fare un percorso di
immersione nelle danze balinesi, nella maschera balinese. Io gli farò vedere l'
esercizio, faremo insieme gli esercizi di danza e quindi cercheremo di portare
subito loro l'esperienza che io ho avuto lì a Bali. Cercheremo di investirli in
quest'esperienza… ascoltare le musiche, vedere le immagini… fargli vivere un
minimo quell'imprinting di antropologia che noi ci portiamo dietro. Dall'altro
lato, l'Esoteatro fa esattamente questo… nel senso che io devo riconoscere, con
il provino, degli attori che siano in grado di prendere il loro normale stile
attoriale… quello che già sapevano… e metterlo un po' in discussione…per fare
qualcosa che probabilmente non hanno mai fatto. Questo non vuol dire cancellare
quel che si è, vuol dire soltanto… come nell'esoscheletro… aggiungere delle
ossa esterne rispetto a quello che tu sei. Il corpo rimarrà sotto, quello che
si mostrerà nello spettacolo saranno le armature che noi montiamo sopra l'
attore… e che lui da dentro muove. Sono in qualche modo delle … come, appunto,
nei riti che abbiamo visto in giro per il mondo… sono delle uscite fuori di sé…
come nella trance. In qualche modo sopra il corpo si montano le maschere, si
montano gli oggetti del rito… si monta il rito stesso… e quindi l'attore da
sotto lo muove come… non so… come se fosse un danzatore delle ombre balinesi,
un portatore di maschere. Bisogna capire chi è in grado di farlo. Non tutti gli
attori sono in grado di farlo, non tutti sono disposti a farlo, perché spesso
fa anche entrare in crisi con se stesso. Uno perché, avvolte, uno si misura con
cose che non sa fare e che fa fatica ad ammettere… come noi abbiamo fatto molta
fatica a capire… un pochino… un minimo le danze balinesi. Sono cose che… sono
completamente dall'altro lato del mondo, a cui non siamo abituati. E a capire
che andiamo verso un tipo di teatro che non sta comodo a nessuno… l'attore
arriverà con degli strumenti e noi, invece, andremo a studiare altri strumenti…
molto diversi da quelli che lui conosce, che non gli appartengono. Questo
depista molto, crea molto fastidio, crea un cortocircuito… io mi ricordo di
molti attori andati in crisi per questa ragione… come a dire: "ma io ho già
tanto, perché non usare quello che ho?"… e invece quello che hai serve da
carburante per qualcosa che assolutamente non hai e che non conosci… che è l'
esperienza del viaggio. Però è come un senso di un continuo non accontentarsi…
di voler spingere il passo oltre, di voler correre… questa sensazione fa molto
male, fa stare molto in ansia… in vertigine continua… sembra che non riesci mai
a sederti… però questo è Ygramul. Per questo motivo Ygramul si vede anche come
uno sciame… è un movimento vorticoso come il discorso della Patafisica che non
si accontenta mai. Avvolte è anche un buco nero e quindi una specie di… come
Ubu… un infinito divorarsi senza mai riuscire ad accontentarsi e fermarsi.
D – Tornando a quella parentesi che hai aperto sul viaggio… e vista la natura
del gruppo… volevo chiederti: cos'è, per te, il viaggio? E come lo leghi al
teatro?
R – Allora… il viaggio in generale, fatto nel modo in cui noi l'abbiamo
progettato… l'abbiamo sempre vissuto molto diversamente dal concetto di viaggio
turistico cioè del fatto, semplice e banale, di spostarsi e vedere altri
luoghi. È un po' più complicato perché nel nostro concetto di viaggio è molto
importante entrare a contatto con la vita di quei luoghi, la reale vita…quindi
con i suoni, i sapori… ma anche la letteratura, il pensiero… la vita pratica.
Quello che poi Pier Paolo Pasolini dice "la vera vita" cioè la pratica della
vita. Nei nostri viaggi cerchiamo, quindi, di lavorare sempre nel piccolo… cioè
nel contatto: il villaggio, il contatto con gli anziani, con i bambini, gli
ospedali… le situazioni in cui la vita viene maggiormente fuori proprio perché
sono luoghi non-turistici e quindi dove dove non c'è nulla della facciata
dipinta per abbellire le brutture dell'esistenza. È come se… appunto… uno
venisse a Roma. È chiaro che il turista si dirige al Colosseo… la persona che
invece vuole davvero conoscere Roma va a conoscere i barboni alla stazione
Tiburtina, va a parlare con i centri di accoglienza a piazza Vittorio… vede la
parte di Roma che è, tra l'altro, la parte pulsante… viva. Il mercato del
pesce, il mercato dei fiori… la parte che più… non so come dire… ha i muscoli.
Noi abbiamo questa concezione del viaggio molto… diciamo… nel dettaglio.
Cerchiamo di conoscere non i paesi ma i dettagli di alcuni paesi… alcuni
particolari: una piccola cittadina, un piccolo paese… non le grandi strade, i
grandi monumenti. Il secondo aspetto è che questi viaggi servono, appunto, a
confondere le idee quindi a cercare di non creare… come fa un turista… delle
analogie con la propria casa… l'andare in un luogo e vedere quante similitudini
o differenze ci stanno rispetto alla propria nicchia, alla propria conoscenza…
ma al contrario, cercare di comprendere che la propria esperienza è molto
parziale e che esistono molti modi realmente, profondamente, diversi di
pensare, di vivere, di praticare l'arte… e quindi di fare teatro. Cercando
proprio di spezzare il termine comparativo che, al momento, è quello su cui
viviamo perché serve a sopravvivere. Nel senso che per la sopravvivenza noi
abbiamo bisogno continuamente di fare comparazioni tra gli oggetti per trovarci
a nostro agio… e per non sentirci mai troppo spaesati. Il tentativo, anche se
molto difficile, è proprio quello di creare uno spaesamento… mi sposto di paese
per non riconoscere il mio paese, per non riconoscerlo più e per fare in modo
che un attore… al suo rientro in Italia… possa scegliere ogni volta… ri-
scegliere i suoi strumenti, ri-scegliere la sua voce, ri-scegliere il suo
corpo. In modo da mettere tutto su un atto politico, l'atto della scelta.
Cerchiamo di subire il meno possibile… anche i processi mentali di
sopravvivenza… e di svegliarli in modo che tutto sia più attivo sul concetto di
"scelgo cosa fare", "scelgo che arte fare", "scelgo che stile usare"…che è una
cosa su cui gli attori fanno molta fatica perché è normale che anche la
strumentazione, dopo un po', prenda una specie di assestamento. Si forma uno
stile, un manierismo. Ogni attore trova il suo manierismo, conosce cosa gli fa
comodo… ed è normale che questo avvenga anche per Ygramul… non è che non
succede, però… diciamo che il tentativo è di castrare la formazione di questa
pelle calda che ci avvolge… e cercare di fare continuamente queste
introspezioni depistanti che creino scombussolamento, depista mento.
D – Parlando di viaggio e di "Affabulazione" ti vorrei chiedere… perché Bali?
E come è arrivato Pasolini a Bali? Inoltre… questo vostro viaggio in Indonesia
si ritrova a cavallo tra un viaggio fatto precedentemente in Africa ed un
prossimo che avverrà in Mongolia. C'è una logica nelle tappe che percorrete?
Come avviene la scelta di un viaggio?
R – Mmmh… allora, per capire bene tutti i ponti logici che ci sono tra
Pasolini, "Affabulazione" e l'Indonesia si può leggere il materiale d'
approfondimento presente sul nostro sito (www.ygramul.net) perché lì ci sono
delle schede informative …
D - … ti riferisci alla rivista "Teatrerie 14" ?
R – Anche. Su Teatrerie 14, sul programma di sala… insomma, si trovano più
informazioni. Per dire qualcosa in maniera sintetica… il passaggio è un
passaggio di senso, mai di forma. Qualcuno, quindi, vedendo chiaramente la
forma del teatro balinese e vedendo poi la letteratura di Pasolini… e
soprattutto quella di "Affabulazione"…direbbe che non c'è alcun legame, che
sono totalmente fuori logica. In realtà c'è un legame profondo sul senso e su
due ponti… per sintetizzare. Un passaggio è quello del rito e della sacralità
del gesto. Pasolini nella sua poetica del teatro è convinto che si debba
lottare per riuscire a riportare il teatro in una fase rituale dove le persone…
in qualche modo… quando si ritrovano coinvolte in questo rito non si riescono
più a riconoscere ne riescono a delegare, a quello che sta succedendo, una
deresponsabilizzazione del gesto. Eppure, in qualche modo, vengono pure loro
disorientati… vedono un qualche cosa che per comprenderla gli attivi, per
forza, il loro ragionamento e la loro presa di posizione. Loro, quindi, devono
prendere una posizione per riuscire a tradurre l'opera…
D - … quello che già urlava Antonin Artaud nel "Teatro e il suo doppio"…
R - …esatto, siano costretti a mutare e prendere loro una forma… loro a
interpretarlo, tradurlo.e dall'atro lato comprendono mano a mano, come se
dovessero essere educati, l'esigenza di questo rito del teatro come luogo in
cui si va ogni tanto, ritualmente, ciclicamente, per riscrivere le proprie
scelte. Come se durante la vita una scelta presa, anche politica, mano a mano
si affievolisse… si appoggiasse… si calmasse perché la vita prosegue ed io
avessi bisogno, ritualmente, ciclicamente… come per i Greci… di tornare a
mettere in discussione la mia vita e a riprendere le mie scelte. Quindi scelgo
di essere una persona… come faceva il Living Theatre…anti-fascista e
democratica ma la democrazia… nella vita comune… mano a mano sfuma, sfuma,
sfuma… che io non mi rendo più conto, esattamente, di cosa vogliano dire le
parole "anti-fascismo" e "democrazia". Mi scordo dei partigiani, mi scordo del
fascismo, mi scordo del nazismo… allora c'è bisogno che ogni tanto io torni in
teatro e che un'opera d'arte mi racconti nuovamente cosa vuol dire essere anti-
fascista… che io abbia bisogno di tradurlo nuovamente a me stesso per dire
"ecco, è vero… è vero, io lo sono e voglio continuare a praticarlo, voglio
continuare a esserlo" e mi riattivi. Questo è il discorso politico. E Bali è
questo. A Bali il rito teatrale è soltanto legato a questo… cioè alla vecchia
metodologia di narrare gli archetipi com'era per i Greci… di avvisare il mondo,
la civiltà, dei pericoli che ci sono e di come bisogna stare attenti per fare
in modo che le cose non si ripetano… che il nazismo, il fascismo non si ripeta…
che il male non vinca. In maniera molto profonda, come nell'universo balinese,
attraverso non una negazione del male bensì una sua accettazione… quindi l'
equilibrio come nel percorso dello Yin e Yang… dell'oriente… quindi sapere che
il male esiste, saperlo vedere e osservare, saper entrare in equilibrio con lui
per contrastarlo in modo che non avanzi e devasti tutto. Questa è la parte
rituale. Il teatro balinese è così e Pasolini chiedeva che in Italia, in
Occidente, diventasse questo. l'altro aspetto… sempre di questo ponte con Bali…
è legato al tema di "Affabulazione" che è, in qualche modo, il possesso della
gioventù… il rapporto tra gli anziani e i giovani, il rapporto tra i padri e i
figli, il rapporto tra le generazioni. Anche lì è molto importante perché per
Pasolini questo rapporto va continuamente messo sotto osservazione. È un
rapporto di potere pericoloso perché in esso si legano tanti nodi molto
difficili da affrontare per l'uomo: il passare del tempo, la morte che s'
avvicina, il fatto che l'uomo, nel tempo, diventi sempre meno produttivo.
Questo, per Pasolini, è un problema molto grosso per la cultura Occidentale e
del Cristianesimo… anzi, meglio del Cattolicesimo… perché vuol dire che gli
uomini prevedono, nella loro storia occidentale, un elemento di grande
sofferenza poiché sono progettati in un mondo patriarcale. Per cui… mano a mano
che avanzano nella vita diventano sempre, obbligatoriamente, più rabbiosi nei
confronti delle nuove generazioni e vogliono impossessarsene… e controllare… e
quindi si formano vari schemi di movimento. Su questo Bali è importante perché
per Bali c'è quasi l'opposto. Nell'universo balinese i bambini sono sacri, sono
intoccabili… l'infanzia è un mondo veramente divino che bisogna cercare di
conservare e proteggere il più a lungo possibile… proprio nella realtà rituale,
religiosa… e quello che racconta Pasolini della nostra malattia occidentale e
cattolica a Bali si riversa con violenza. Bali è uno dei luoghi dove si riversa
maggiormente il tasso di pedofilia del mondo occidentale… dei tedeschi, degli
italiani, americani, australiani… e c'è un vero mercato della pedofilia, della
prostituzione infantile. Quindi per noi Bali è come se rappresentasse quello
che Pasolini dice, a parole, in maniera poetica e, avvolte, un po' astratta e
metaforica. Si realizza. Pasolini dice… "non abbiamo bisogno di fare violenza
all'infanzia e di controllarla, di manipolarla, di bloccarla… lo facciamo
attraverso varie cose: la pubblicità, il mercato sull'infanzia, etc… etc…, e lo
facciamo anche realmente, fisicamente, con la violenza che si consuma anche
nelle case in occidente… moltissimo". In Italia, però, è come se fosse molto
invisibile questo aspetto. Pasolini lo vede perché è un grande poeta ma è una
specie di vaticinio, come ascoltare Tiresia. Lì si vede. A Bali si vede. Si
vedono gli italiani andare lì… come anche in Brasile ed avere tantissimo
turismo sessuale… e a Bali è molto concentrato sull'infanzia… quindi per noi
era proprio il luogo dove incarnare le visioni di Pasolini.
D- E questa scelta di Bali a cavallo fra l'Africa e la Mongolia?
R – Allora… in realtà io credo che tra parecchi anni capiremo il perché si è
scelto quei posti… perché saltiamo da un posto all'altro…
D - … ma tu li scegli anche per la realtà teatrale che questi luoghi offrono…
R - …si. Diciamo, per ora, a livello razionale io riesco a dire due, tre
passaggi. Ci sono molte cose che per me sono inconsce, sono oniriche… perché
molti dei viaggi sono nati proprio dai sogni… non lo so… da stimoli, da sesti
sensi che sono percepiti…
D - … da richiami…
R - … si e quindi non so definirli. A livello razionale, logico, noi scegliamo
sempre dei luoghi che incarnano la tematica che abbiamo scelto di affrontare.
Quindi il gruppo sceglie: "quest'anno… questi anni… vogliamo lavorare sulla
tematica dell'aids" e allora cerchiamo un luogo dove l'aids si incarna in
maniera violentissima, il posto dove c'è la maggiore mortalità di aids… il
Malawi, ok? Quest'anno vogliamo lavorare sul contrasto fra città e
nomadismo…ok? Civilizzazione ferma e civilizzazione rotante, nomade. Qual è il
luogo dove questo è incarnato maggiormente? La Mongolia. La Mongolia perché c'è
un'unica vera città, in un posto sterminato grande sei volte l'Italia, e tutto
il resto dei popoli gira e basta. C'è un' unica metropoli. E quindi si incarna.
E così via… la pedofilia a Bali. Quindi c'è un motivo politico… cioè dove
trovare più possibile quel tema che vogliamo affrontare… e dall'altro lato
andiamo lì perché c'è una realtà teatrale… appunto, il discorso che facevamo
prima… che può mettere i nostri strumenti in discussione, può rinnovarli.
Andiamo, così, in un luogo che abbia delle danze antiche, delle maschere
antiche, dei canti, dei riti di teatro antichi perché questo ci permette di
metterci a confronto con vari strumenti del teatro.
D - Ti faccio un ultima domanda…
R - … vai…
D - … parlando di "Affabulazione" e di rappresentazione… in questi termini…
cosa "rappresenta" per te questo spettacolo?
R – Per me questo spettacolo rappresenta proprio (ormai anche in maniera
fisica) il dolore del tentativo che i padri hanno di voler possedere i figli. E
questo anche in maniera organica perché nello spettacolo è questo quello che è
successo. Un regista… anche in maniera superficiale è comunque un padre… dello
spettacolo… ma anche degli attori che vi partecipano… e io durante questo
spettacolo ho perso quasi tutti i miei figli. Sono morti per motivi chiari…
perché lo spettacolo parla di questo, quindi li metteva in confronto con cose
violentissime… ovvero il fatto che io cercassi di possedere le loro vite.
Questo un regista lo fa con i suoi attori ma lo fa in maniera… senza dirglielo…
invece qui lo dicevamo.
D – Mi ricordo una battuta dello spettacolo che vidi nella sua prima fase… una
battuta anche abbastanza forte in cui si richiede la necessità del figlio di
ammazzare il padre… per non essere ammazzato… per rompere la ciclicità di
questa tragedia. Questa, per te, è l'unica chiave che esiste effettivamente per
rompere il ciclo della Storia? Bisogna ammazzare Kronos?
R - secondo me si. L'unico modo è questo. C'è un modo molto più sofisticato
che Pasolini non scrive in "Affabulazione"… vorrebbe che accadesse ma non
riesce ad accadere… e che anch'io vedo come Pasolini… che in realtà non possa
accadere… cioè che i figli riescano a dimenticarsi i padri. Allontanarsi dai
padri… ma non con rabbia ne con malinconia… riuscire proprio a dimenticarseli.
Questa cosa credo che, forse, soltanto alcuni popoli tipo gli Indiani del Nord
America… solo alcuni popoli con un grandissimo livello di conoscenza riuscivano
a fare questo. credo che per noi sia impossibile. Come dice Pasolini… qualunque
figlio tenti di abbandonare il padre in realtà, poi, torna da lui come un Don
Chisciotte con la coda tra le gambe. Non ce la fa, deve chiedere perdono. Si
sente in colpa tutta la vita se lo fa oppure, dall'altro lato, lo uccide. Non
ci sono vie di mezzo. Io credo, invece, che sarebbe meravigliosa una società
dove i figli amino i padri talmente tanto da poterli abbandonare e non avere
nessun senso di colpa nei loro confronti. Questo darebbe libertà a tutti, come
diceva Pasolini. Anche ai padri di continuare ad essere uomini e a non avere
tutta la vita quel legame con i figli che li obbliga a diventare più vecchi, a
sentirsi che gli stanno rubando il potere, a sentirsi privi di produzione … che
mano a mano non producono più… quando invece potrebbero restare uomini che
hanno dato vita ad una vita e che poi proseguono la loro esistenza indipendenti
da quella vita. Che poi è come fa la Natura… nessun animale ha un senso di
colpa verso il padre o la madre ne viceversa perché c'è un periodo in cui si
vive insieme ed uno in cui c'è uno stacco… proprio obbligato dalla legge
naturale… di maturità. I figli diventano adulti, i padri continuano la loro
vita. È uno spettacolo che racconta molto questo e lo racconta in maniera… in
scena molto organica… cioè dolorosa,fisica… come il rapporto vero tra un padre
ed un figlio… carnale come una madre che partorisce… quindi ci sono urla, c'è
il corpo nudo, c'è fatica fisica, sudore, dolore. Invece a livello della parola
c'è questa dislessia che Pasolini mette nel testo per cui la parola è davvero
affabulante. C'è un flusso continuo di parole, anche ridondanti, anche
didascaliche avvolte, anche retoriche. La parola è come se cercasse di
ammorbidire i toni del dolore. Nel mio immaginario è un po' come pensare ad una
persona che sta morendo in un letto… il suo corpo soffre, sta male, urla e la
parola gli fa una specie di ninna-nanna; lo vuole solo cullare. Quindi non è
che lo vuole far morire però lo distrae un po' da quel dolore… e nel nostro
spettacolo c'è anche un po' di questa dislessia. La parola non è del tutto
organica, cerca quasi di distrarti dalla sofferenza e continua a parlare,
parlare… diventa sciabordante, come il rumore dell'acqua. Viceversa il corpo
sta proprio male perché gli fa male la vecchiaia… il dolore… in scena ci sono
appunto le pugnalate, i tradimenti… fa male, c'è poco da fare.

di Vincenzo Occhionero

Festa Anti-Proibizionismo OLE'!

Splendido risultato della Festa di Carnevale anni '20 - '30
sull'(Anti)-Proibizionismo Americano...Tanti balli
(viva Dejai Bidello), ottimi Cocktails (grazie al Barman Fico)
e vestiti magnifici in Tema! Vincono come sempre Massimo
e Katia, per un vestito elegantissimo e un'idea bella e
ben fatta! Per Ygramul ottimi nuovi fondi (300 Euro) per
i nostri lavori di Febbraio e per i vari debiti.
Grazie a TUTTI/E i presenti!

venerdì 5 febbraio 2010

PROVINI per Affabulazione

PROVINI per lo Spettacolo AFFABULAZIONE

Il regista Vania Castelfranchi e l'attore Simone Di Pascasio, con l'ausilio del Gruppo Integrato di Ricerca Esoteatrale e Patafisica YGRAMUL LeMilleMolte, indicono i Provini per i Ruoli:
de Il Padre, de Il Figlio e de L'Ombra di Sofocle,
per lo spettacolo 'Affabulazione – Opera Balinese contro la Pedofilia' – tratto dalla drammaturgia di Pier Paolo Pasolini.
Questa creazione registica, nella pura linea estetica dell'Esoteatro e dell'Antropologia teatrale di Ygramul, è già stata messa in scena in 2 differenti fasi nel corso del 2008-2009, e verrà ricreata per una 3° definitiva impostazione attoriale a partire dall'Aprile 2010.
La Compagnia Ygramul prevede un percorso di Prove e di Ricerca (sull'estetica Balinese, le Danze e la complessa linea di Regia contenuta nell'Opera di Vania Castelfranchi) dall'Aprile 2010 a Giugno 2010 per andare in scena al Teatro Ygramul e in altri spazi romani e italiani da Giugno 2010 a Dicembre 2010.
Si cercano attori e attrici con una buon training fisico, disposti ad apprendere le danze, l'uso della maschera e degli strumenti musicali balinesi, nonché disponibili al difficile studio delle tecniche Esoteatrali.
Per avere maggiori informazioni sulla Regia già realizzata per questo spettacolo leggere sul sito WWW.YGRAMUL.NET :
i Programmi di Sala (rivista del Teatro) dello spettacolo
Teatrerie n. 26 (mese di Novembre 2008)
Teatrerie n. 27 (mese di Dicembre 2009)
o nell'Archivio degli Spettacoli : www.ygramul.net/spett_affabula.htm

Il Percorso degli attori verrà remunerato in maniera forfettaria per il percorso di Prove, ed in percentuale sugli incassi per le andate in Scena. Verranno pagate dal Teatro le Spese di viaggio, vitto e alloggio nel caso in cui lo spettacolo si sposti da Roma.
Foto di Scena Emanuele De Marco

I Provini si terranno al Teatro Ygramul (via Nicola Maria Nicolai n 14 – zona Nomentana-San Basilio)

nei giorni di :
Giovedì 11 Febbraio dalle 16 alle 19
Giovedì 18 Febbraio dalle 16 alle 19
Giovedì 4 Marzo dalle 16 alle 19
Giovedì 11 Marzo dalle 16 alle 19

SOLO su Appuntamento preso in precedenza con l'Ufficio Ygramul al ufficioygramul@gmail.com
e al cell 3283931868

Inviare all'Ufficio, per la Richiesta di Partecipazione ai Provini, i propri dati, una lettera motivazionale sul perchè intraprendere questo percorso su Pasolini-balinese, 2 Foto ed un Curriculum sintetico.

giovedì 4 febbraio 2010

FESTA (anti)-Proibizionismo in Costume a YGRAMUL!

SABATO 13 Febbraio dalle Ore 21.00
FESTA in Costume Anni '20 e '30
(anti) - Proibizionismo Americano!
Ingresso a 10 Euro
Festa con Musica Anni '20 e '30, OPEN BAR fino a termine delle scorte e...
... Venite in Costume in tema d'epoca!!!

Con il termine proibizionismo s'intende per antonomasia il periodo fra il
1919
ed il 1933 in cui negli Stati Uniti, tramite il XVIII emendamento e il
Volstead
Act, venne sancito il bando sulla fabbricazione, vendita, importazione e
trasporto
di alcool; il proibizionismo in questo senso è conosciuto anche come "The
Noble
Experiment".

ARTETICA Mostra Personale di Jacopo Mandich

Dal 29 Gennaio al 20 Febbraio dal Giov al Sab 18.00-21.30

Via dei Marsi 18 (San Lorenzo) Ingresso Libero

ONIRICO MATERICO

Mostra Personale, Sculture Oggetti e Gioielli

di Jacopo Mandich

 

 

venerdì 29 gennaio 2010

Questo Week-End a Ygramul

Questo Week-End 29 e 30 Gen
il Teatro Ygramul è
chiuso ed ospita due Feste di
Compleanno (altra attività
del Teatro per ampliare le
sue funzioni a disposizione del
quartiere e del Pubblico e per
aiutare le difficili Finanze
dell'Autogestione!)

Video su LUDIKA 1243

Ecco un bellissimo Video per pubblicizzare e
presentare al mondo cos'è divenuta
la Festa di Ludika 1243, tra la rievocazione
medioevale ed il puro gusto del Gioco e della
Festa, al suo X Anno di vita. Ottimo!

http://www.youtube.com/watch?v=dyj0r_a9k1M

mercoledì 27 gennaio 2010

Nuovo video degli Artigiani Digitali

Ciao amici,
ecco la stringa per vedere il
nostro ultimo lavoro
per Amnesty Italia... fate girare!!!!

http://www.youtube.com/watch?v=gPR58MByVdY

Artigiani Digitali

venerdì 22 gennaio 2010

DOMENICA 24 Spettacolo Annullato per Malattia

Sfortunatamente, per un problema di salute di uno degli Attori,
lo Spettacolo di Domenica 24 è stato Annullato! Ci scusiamo
a nome del Teatro Ygramul e della Compagnia ASU.

giovedì 21 gennaio 2010

LOCANDINA IV Anno

Anche quest'anno Fiammetta Mandich,
la Grafica e Scenografa del
Gruppo Ygramul LeMilleMolte,
ha creato una serie di Locandine
che verranno poi stampate in maniera
unitaria a formare un unico Poster
e che divise pubblicizzeranno i
diversi mesi di attività del nostro
Teatro.
A chiusura dell'anno di Rassegne
avremo il Poster finale
da Settembre 2009 a Giugno 2010
(10 mensilità) per ora pubblichiamo
la striscia di
Gen.,Feb.e Marzo 2010.
Chiunque volesse contattare Fiammetta
Mandich per i suoi Disegni, per
la Grafica o le Scenografie:
f_mandich@libero.it

domenica 17 gennaio 2010

RECENSIONE di BAYASUL

LE RECENSIONI

La recensione di Alessandro Paesano su TEATRO.ORG


Bayasul: il teatro incontra l'Antropologia

Partendo da Giorni Felici di Samuel Beckett Vania Castelfranchi appronta uno
studio su alcuni aspetti della cultura della Mongolia, intelligente e
pienamente riuscito.
Beckett è quasi un pretesto per parlare d'altro ma non è comunque una scelta
a caso. E non solo per la lettura precisa che Castelfranchi fa di un teatro,
come quello del drammaturgo Irlandese, in cerca del rito quando ormai quel rito
per la società occidentale, svuotato di ogni significato, non c'è più, ma anche
per il posto che Beckett ha nell'immaginario collettivo dei non esperti di
teatro, quello di un di un autore esotico, impenetrabile, stravagante, proprio
come la cultura mongola che, seppure presente nel nostro immaginario
collettivo, è altrettanto misteriosa e oscura.
Da solo in scena, dapprima nascosto da dei cuscini dai quali emerge fino al
busto proprio come Winnie il personaggio centrale di Giorni felici, prima di
aggirarsi libero per una scena, sul fondo della quale passano delle diapositive
con paesaggi urbani e naturali della Mongolia, Castelfranchi imbastisce uno
spettacolo chiedendo una discreta ma concreta partecipazione del pubblico in
sala, mentre racconta la sua esperienza in Mongolia, rendicontando di un
viaggio fatto presso i nomadi Mongoli, mentre leggeva Giorni felici di
Beckett.
Lo studio procede su quattro momenti. La presentazione di un Ovo spirito
degli antichi al quale i mongoli tributano un segno di devozione ponendo un
piccolo sasso. E, come fossero anche lor al suo cospetto, Castelfranchi chiede
al pubblico un gesto di rispetto una giravolta, per omaggiare l'Ovo (la
giravolta è per noi occidentali i Mongoli possono girare attorno all'Ovo).
L'esercitazione alla pronuncia di un suono mantrico che segnala il
cambiamento repentino, da fare ponendo di volta in volta una mano sulla fronte
e l'altra sulla nuca, invertendole ogni volta che il suono viene pronunciato (t-
chià). Poi mentre Castelfranchi scompare al mondo (nascondendosi dietro un
lenzuolo bianco che in una Mongolia, innevata a 30 gradi sotto lo zero,
corrisponde a camuffarsi col territorio) fantastica di ricomparire al mondo da
un altra posizione, invitando gli spettatori a fare altrettanto mostrandosi
alla sua ricomparsa in una diversa posizione, chiedendo in sostanza di cambiare
posto. Infine la danza-gioco in cui ogni partecipante (mongolo) è un piccolo
dio, un dio per gioco che immagina di creare qualcosa (non per sé, ma per gli
altri) qualcosa che, sicuramente, si materializzerà davvero, ma chissà dove. E
ogni spettatore, ogni spettatrice, è chiamato a chiudere gli occhi e pensare
alla sua creazione rimanendo a occhi chiusi finché non sente che la creazione
pensata si sia davvero materializzata. Su questi elementi Castelfranchi dipana
il suo discorso partendo dalla semplice domanda in cosa consiste per un Mongolo
il bayasul un "giorno felice", parola che dà il titolo allo studio.
La risposta è un excursus complesso eppure reso comprensibilissimo e
esistenzialmente spendibile su alcuni elementi della cultura mongola, in
contrasto con la nostra vita e la nostra cultura, senza mai dimenticare però le
componenti storiche ed economiche del Paese. Così vediamo (tra le diapositive)
i segni della dittatura sovietica nell'unica grande città occidentale del
Paese, dove i bambini dormono nei sotterranei, accedendovi dai tombini, per
resistere meglio alle temperature notturne (-30 C°), mentre moltissimi giovani
sono corsi a popolare la "metropoli" attirati dagli stessi miti di noi
occidentali, con la conseguenza che la vita che la città offre è così lontana
da quella cui i nomadi sono abituati in mezzo alla natura che i consiglieri
spirituali suggeriscono agli uomini di dimenticare che al di fuori della città
ci sia la natura incontaminata e che tutto va bene (mentre alle donne
suggeriscono di avere pazienza e comprensione con gli uomini che proprio non ce
la fanno a sopportare quello stato di cose) e intanto offre loro del cibo (come
Castlefranchi fa con alcuni e del pubblico).
Consigli spirituali, contro il possesso degli oggetti materiali (un nomade
quando è ricco possiede 10 oggetti non di più), che tanto in natura sono
presenti e si possono prendere se se ne ha davvero bisogno (e spiega questo
concetto raccontando di una tradizione che i nomadi mongoli fanno con i bambini
piccoli, messi sui cavalli e lasciati andare al trotto, mentre la casa, la
tenda, viene spostata altrove sottraendosi al timore della perdita).
Contro la ricerca della fluidità a favore di cambiamenti energici, repentini,
bruschi, evidenti, perchè così avvengono in natura, che non ha la fluidità
delle buone maniere cui siamo abituati noi occidentali. Ancora la capacità e la
disponibilità a non esserci sempre, per permetterci di cambiare ma di far
cambiare anche gli altri.
Insomma uno studio, uno spettacolo che si trasforma per lo spettatore in una
esperienza vera, viva, niente affatto retorica, dandogli la possibilità di
vivere più che di assistere a messa in scena di antropologia teatrale,
all'interrogazione cioè di un testo, quello di Samuel Beckett del quale
Castelfranchi legge alcuni brani, secondo le istanze di una cultura altra
attraverso la quale il testo può essere scardinato e riletto in altra chiave,
ma dove, al contempo, quella cultura altra, perturbatrice, viene compresa in
tutta la sua valenza antropologica nella sua essenza di costrutto umano e
dunque non di un assoluto naturale eternamente dato ma come prodotto di una
storia, di un processo, di un viaggio squisitamente umani.
La compagnia Ygramul, di cui Vania Castelfranchi fa parte, e della quale
avevamo già avuto modo di recensire una splendida Affabulazione di Pasolini,
torna a fare meraviglie con uno spettacolo (uno studio) serio, sincero,
profondo e comprensibile, lontano anni luce da ogni speculazione
intellettualistica che operazioni del genere di solito rappresentano, condotta
con semplicità e umiltà, dote che, per un attore (e non solo), è una conquista
preziosa e rarissima.
Un'esperienza che intender non la può chi non la prova le parole di chi
scrive essendo come non mai inadeguate a restituire emozioni, intuizioni e
sentimenti.

Visto il 14/01/2010 a Roma (RM) Teatro: Abarico

Domenica 17 - Ultima Replica di BAYASUL

Oggi pomeriggio, ore 18.30,
al Teatro ABARICO - via dei Sabelli 116
(San Lorenzo) ultima replica dello
spettacolo d'improvvisazione di
Vania Castelfranchi
BAYASUL ... Diario Mongolo in compagnia
di Samuel Beckett. VENITE!
Ingresso 7 Euro + 3 di Tessera

sabato 16 gennaio 2010

Lezione Dimostrativa gratuita di Dizione - 30 Gennaio Roma

La Scuola PROFESSIONE DOPPIAGGIO offre la possibilità di poter

 partecipare ad una Lezione Dimostrativa gratuita di Dizione,

 utile a presentare agli eventuali allievi la metodologia e

la professionalità dei Docenti della Scuola.
La lezione è rivolta a tutti coloro i quali vorrebbero approcciarsi
ad un Corso di Dizione ma non hanno mai avuto l'opportunità di verificare, 
prima di iscriversi, la serietà delle strutture e dei relativi docenti.
Non sono richiesti prerequisiti per partecipare a questa Lezione
Dimostrativa gratuita.
La giornata infatti, è puramente dimostrativa ed ha lo scopo di presentare
 i contenuti che verranno successivamente approfonditi 
nel prossimo Corso di Dizione di Professione Doppiaggio
che è previsto a partire da Sabato 13 Febbraio. 
La lezione si terrà Sabato 30 Gennaio dalle 11:00 alle 13:00 nella sede di Roma.
Il numero massimo di partecipanti è di 16 alunni.

 
Affrettatevi a confermare l'adesione, i posti stanno andando a ruba !!! 

Info e Contatti al 320 7614368
info@professionedoppiaggio.it
segreteria@professionedoppiaggio.it

Num. verde 800.984.577 
(Il Numero verde è attivo dal Lunedì al Venerdì dalle 10:00 alle 18:00)

 

martedì 12 gennaio 2010

Spettacolo BAYASUL

Dal 14 al 17 Gennaio,
ore 21.00
e Domenica ore 18.30
monologo di Vania Castelfranchi
al Teatro ABARICO in San Lorenzo,
via dei Sabelli 116.
Ingresso 7 Euro + 3 di Tessera.
Info e Prenotazioni al
3283931868

sabato 9 gennaio 2010

Ripartono le attivita' del teatro

Da questo MARTEDI' 12 Gennaio
ricominciano i Laboratori BEY
e a fine settimana Spettacoli,
nuove Rassegne e Seminari!

martedì 22 dicembre 2009

Diario di Viaggio dalla Mongolia

Com'e' stata tradizione Ygramul dall'ultimo viaggio in Indonesia (isola di Bali), il nostro Sito ospita il sintetico Diario di Viaggio di Vania Castelfranchi in Mongolia. Percorso propeduetico al reale Viaggio del Gruppo Ygramul (nuovo) a Luglio-Agosto del 2010 (festivita' Naadaam), per lavorare sulle tematiche Beckettiane ("Attendendo Godot") del Disagio Cittadino e della Cura Vitale del Nomadismo; per apprendere le tecniche antiche della Danza Tsam (buddismo mongolo) e del Canto Khoomi (Armonico Tuvano della regione Chandmani). Se siete interessati andate nel Link VIAGGI (in Apertura del Sito) e entrate nel BLOG MONGOLIA, oppure:
http://mongoliaygramul.blogspot.com/

 


per il blog Mongolia

In attesa dell'aggiornamento della pagina dei blog del sito, potete
accedere cliccando su

mongoliaygramul.blogspot.com


buone vacanze dal teatro ygramul

giovedì 17 dicembre 2009

Ricca Settimana YGRAMUL!

Domenica 13 Dicembre abbiamo fatto la Festa di SALUTO all'Edicola Ginevra... lo stesso Pomeriggio lo spettacolo di FIABE per i bambini e la sera la Cena MONGOLA! Tre eventi stupendi e con tanto pubblico caloroso!
Martedì 15 e Mercoledì 16 è andato in Scena Gabriele Tacchi (nuovo attore Ygranmul) con il Monologo di Pietro Ruggiano 'STIAMO TUTTI BENE'...
Un buon battesimo, di un nuovo Spettacolo 'da Camera' per Ygramul.
Salutati i Laboratori e stasera, Giovedì 17, Seconda lezione di TRAMPOLI!
Ygramul balla!

Ricca Settimana YGRAMUL!

Domenica 13 Dicembre abbiamo fatto la Festa di SALUTO all'Edicola Ginevra... lo stesso Pomeriggio lo spettacolo di FIABE per i bambini e la sera la Cena MONGOLA! Tre eventi stupendi e con tanto pubblico caloroso!
Martedì 15 e Mercoledì 16 è andato in Scena Gabriele Tacchi (nuovo attore Ygranmul) con il Monologo di Pietro Ruggiano 'STIAMO TUTTI BENE'...
Un buon battesimo, di un nuovo Spettacolo 'da Camera' per Ygramul.
Salutati i Laboratori e stasera, Giovedì 17, Seconda lezione di TRAMPOLI!
Ygramul balla!

giovedì 10 dicembre 2009

Tre IMPORTANTI Eventi di questa Settimana!

VENITE!! Evento imperdibile e raro:
Venerdì 11 dicembre ore 22,00
"IL MITO DEL VECIO" - spettacolo-gameshow di beneficenza
A poco più di sei mesi dai Mondiali in Sudafrica, il Teatro Ygramul regala ai propri associati una fantastica occasione per rivivere uno dei più grandi successi della storia sportiva calcistica italiana. Con lo spettacolo IL MITO DEL VECIO, da lui stesso scritto ed interpretato, Vincenzo Spina mira a raccontare la storia del Mundial 1982 in Spagna, vinto dalla Nazionale Italiana, ricostruendo con umorismo gli eventi di quei giorni grazie ad una serie di aneddoti e filmati.
La serata (della durata di circa due ore) sarà una via di mezzo fra uno
spettacolo teatrale ed un gameshow, con tanto di splendido premio in palio per lo spettatore più preparato.

MOLTO DIVERTENTE... BRILLANTE... PER TUTTI!

L'intero incasso verrà devoluto da Vincenzo Spina all'Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Palidoro (Roma), in cui prestò servizio il papà di Vincenzo come primario: il costo base del biglietto viene quindi fissato in 7 euro, sebbene ogni spettatore abbia la facoltà di poter versare una somma anche maggiore a puri fini di generosità.
Ingresso 7 Euro più donazioni a discrezione degli spettatori.
Prenotazione obbligatoria al 328.3931868.
Domenica 13 dicembre ore 21,00
VIAGGIO IN MONGOLIA – cena sociale
Serata dedicata ad una performances del regista Vania Castelfranchi che
vuole così salutare il teatro e il pubblico prima della sua partenza per la
Mongolia, la Terra che sarà fonte di riflessioni e studio per il prossimo lavoro teatrale del Gruppo Ygramul. Letture, racconti, immagini videoproiettate e suggestioni legate alla Mongolia saranno accompagnate da musica dal vivo eseguita al pianoforte e una cena di ispirazione asiatica e mongola.
Ingresso 20 Euro più 3 Euro Tessera Annuale compresa cena
Prenotazione obbligatoria al 328.3931868

DOMENICA 13 DICEMBRE ORE 11,00 – 14,00
EDICOLA GINEVRA
Via Diego Fabbri
FESTA DI CHIUSURA DELL'EDICOLA GINEVRA
Gli edicolanti Massimo, Mauro, Roberto e Vania vi invitano a festeggiare la chiusura di "Ginevra" che da gennaio 2010 cambierà gestione. Siete tutti attesi domenica 13 dicembre dalle ore 11,00 alle ore 15,00 in via Diego Fabbri.

Tre IMPORTANTI Eventi di questa Settimana!

VENITE!! Evento imperdibile e raro:
Venerdì 11 dicembre ore 22,00
"IL MITO DEL VECIO" - spettacolo-gameshow di beneficenza
A poco più di sei mesi dai Mondiali in Sudafrica, il Teatro Ygramul regala ai propri associati una fantastica occasione per rivivere uno dei più grandi successi della storia sportiva calcistica italiana. Con lo spettacolo IL MITO DEL VECIO, da lui stesso scritto ed interpretato, Vincenzo Spina mira a raccontare la storia del Mundial 1982 in Spagna, vinto dalla Nazionale Italiana, ricostruendo con umorismo gli eventi di quei giorni grazie ad una serie di aneddoti e filmati.
La serata (della durata di circa due ore) sarà una via di mezzo fra uno
spettacolo teatrale ed un gameshow, con tanto di splendido premio in palio per lo spettatore più preparato.

MOLTO DIVERTENTE... BRILLANTE... PER TUTTI!

L'intero incasso verrà devoluto da Vincenzo Spina all'Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Palidoro (Roma), in cui prestò servizio il papà di Vincenzo come primario: il costo base del biglietto viene quindi fissato in 7 euro, sebbene ogni spettatore abbia la facoltà di poter versare una somma anche maggiore a puri fini di generosità.
Ingresso 7 Euro più donazioni a discrezione degli spettatori.
Prenotazione obbligatoria al 328.3931868.
Domenica 13 dicembre ore 21,00
VIAGGIO IN MONGOLIA – cena sociale
Serata dedicata ad una performances del regista Vania Castelfranchi che
vuole così salutare il teatro e il pubblico prima della sua partenza per la
Mongolia, la Terra che sarà fonte di riflessioni e studio per il prossimo lavoro teatrale del Gruppo Ygramul. Letture, racconti, immagini videoproiettate e suggestioni legate alla Mongolia saranno accompagnate da musica dal vivo eseguita al pianoforte e una cena di ispirazione asiatica e mongola.
Ingresso 20 Euro più 3 Euro Tessera Annuale compresa cena
Prenotazione obbligatoria al 328.3931868

DOMENICA 13 DICEMBRE ORE 11,00 – 14,00
EDICOLA GINEVRA
Via Diego Fabbri
FESTA DI CHIUSURA DELL'EDICOLA GINEVRA
Gli edicolanti Massimo, Mauro, Roberto e Vania vi invitano a festeggiare la chiusura di "Ginevra" che da gennaio 2010 cambierà gestione. Siete tutti attesi domenica 13 dicembre dalle ore 11,00 alle ore 15,00 in via Diego Fabbri.

martedì 8 dicembre 2009

STIAMO TUTTI BENE

Martedì 15 e Mercoledì 16 ore 21.00 [teatro ygramul]
STIAMO TUTTI BENE
«Stiamo tutti bene è un tentativo, incerto per la verità, di mettere in
ordine i mille frammenti sparati dalla cronaca per ricavarne un senso.
Come se un amico che vive molto lontano ti chiedesse: e lì, in Italia, come
state? E tu sentissi il bisogno di pensarci un po' su per rispondere».
( l'autore Pietro Ruggiano )
Interpretato da Gabriele Tacchi
Regia Patafisica Vania Castelfranchi
Ingresso 7 Euro + 3 di Tessera Annuale

Secondo Articolo su Affabulazione

http://www.fuorilemura.com/2009/12/06/affabulazione-pasolini-a-bali/

Articolo di Francesco Anzelmo su "Fuori Le Mura"

"Abbandonate ogni speranza dei vellutati palcoscenici occidentali, dovrebbe essere la dicitura delle porte del piccolo teatro di periferia Ygramul. La coraggiosa compagnia teatrale che anima Ygramul segue da svariati anni l'ambizioso progetto di far convivere o meglio concrescere, il teatro europeo a cui loro stessi attingono per le loro performance, con gran parte del teatro non occidentale (per es. sud americano, africano, balinese). Il risultato, come gli attori stessi ci raccontano, vuol essere un teatro antropologico che porti ad una sorta di "baratto teatrale" tra concezioni artistiche spesso molto distanti, quindi diverse e per questo fascinosamente accostabili. Su questa cornice così particolare è incastonato il testo di Pasolini, Affabulazione, che la compagnia Ygramul ha portato in scena dal 27 al 29 novembre. Un sogno da l'incipit alla tragedia, un sogno che prende per mano la realtà, un sogno che nella sua inconsistenza da inizio ai fatti, si fa un fatto: l'ambigua attrazione di un padre per il figlio. Il punto di vista, che potremmo definire "anti-edipico" rivelando il ribaltamento del famoso mito, pone l'accento sul padre che vede nel figlio un "affascinante enigma" da decifrare ma che lo porterà alla follia senza salvezza ne soluzione. L'opera di Pasolini incanta e inganna, è "una tragedia che finisce ma non inizia", la vera "Affabulazione" sta in questo intrecciarsi di sogno e realtà che lega l'inizio della tragedia alla sua fine. La compagnia Ygramul si sofferma sui rapporti socio-familiari che emergono, ricamando una certa critica contro la pedofilia come debolezza, mancanza di responsabilità dei padri e ancora omertà delle madri. Non un figlio che uccide un padre, ma un padre debole che uccide il figlio, non Edipo patricida, ma Laio degenere. È l'adattamento che ne fa il gruppo teatrale Ygramul a rendere il testo rappresentato pregno di un'indelebile intensità: il palcoscenico non ha quinte, ma si apre agli occhi degli spettatori senza segreti, si tratta di una struttura balinese, una sorta di gabbia di legno (originariamente luogo che accoglieva la lotta tra galli) che diventa spazio scenico a tutto tondo. Qui il pubblico si trova subito assorto, coinvolto dai rumori, da luci e colori, dagli stessi oggetti di scena, in una esperienza sinestetica, tanto reale che rasenta il surreale. Le parole e i versi perdono la loro espressività, per farsi "linguaggio fisico basato sui segni". Un inedito Pasolini dunque immerso nei ritmi e nelle gestualità del teatro balinese, che acquista sonorità e fluidità, trame e linee di sviluppo involute in una messa in scena classica, ma che qui esplodono in una mirabolante ecolalia di gesti e suoni. Ciò che resta a fine spettacolo non è del tutto spiegabile, sicuramente la consapevolezza di aver assistito ad un atto, quello teatrale , che torna ad essere rito, momento reale al pari della vera realtà".
- Francesco Anzelmo
Affabulazione
Tratto da un opera di Pier Paolo Pasolini

creazione del Gruppo Esoteatrale Ygramul LeMilleMolte

dopo il viaggio sull'isola di Bali. Ricerca sul tema del Potere

Maschile/Patriarcale, l'abuso all'infanzia e la Pedofilia.

giovedì 3 dicembre 2009

Recensione di AFFABULAZIONE su Teatro.org

Autore: Pier Paolo Pasolini
Regia: Vania Castelfranchi
Descrizione
Spettacolo di Terzo Teatro (antropologico), rappresentativo della ricerca e dell'agire patafisico del Gruppo Ygramul LeMilleMolte. La messa in scena prende a pretesto il testo di P.P. Pasolini, per narrare l'esperienza della compagnia Ygramul sull'isola di Bali nel luglio ed agosto 2007, in un progetto teatrale di lotta e prevenzione alla pedofilia ed al turismo sessuale. All'interno di un ring, che ricorda quello balinese del combattimento dei galli, prendono vita i personaggi pasoliniani. Il Padre, colpito da una passione 'pedofila', combatte in una sorta di delirio febbricitante con la sua stessa Ombra, incarnazione della 'morale' e del 'tabu sociale''; si scontra con il Figlio, in una lotta di parole e di gesti che ricordano le danze balinesi, e rende complice la Madre, incapace di denunciare e fermare la violenza maschile. Il gruppo costruisce i gesti dello spettacolo con le conoscenze apprese nella permanenza a Bali (Danze, uso della Maschera, Vocalità, Ritmo, ecc.).
Date repliche a cura di
Alessandro Paesano
Scheda spettacolo a cura di
Alessandro Paesano
DATI DELLE REPLICHE
Genere Drammatico

LE RECENSIONI
La recensione di Alessandro Paesano

Un'affabulazione magnifica, ma...

La compagnia del teatro Ygramul è riuscita a contaminare Affabulazione di Pasolini con le istanze del teatro balinese riuscendo ad allestire uno spettacolo da vedere come si può vedere un'opera d'arte, che non tradisce il testo pasoliniano ma, al contrario, ne esalta tutti i punti.

La pièce di Pasolini, la più nota di quelle da lui scritte, racconta di una curiosità sessuale di un padre capitalista (padrone di fabbrica) per il figlio diciassettenne.
Un rovesciamento del freudiano complesso di Edipo in un più plausibile complesso di Laio (come ricordava in quegli anni Tilde Giani Gallino in uno splendido volume pubblicato presso Einaudi: è il padre che si sente minacciato dal figlio e vuole ucciderlo per sostituirsi a lui). Per Pasolini questa curiosità passa attraverso la differenza anagrafica tra adulti e giovani, dove, sulla stessa lunghezza d'onda di Franco Brusati, l'adulto è attratto dal giovane come istanza di sostituzione. In Affabulazione questo avviene in un continuo ribaltamento di ruolo e di significato, tra vecchiaia e gioventù, tra potenza sessuale e valenza procreatrice del membro maschile, e, in ultima analisi, come sintomo del potere radicato nella famiglia, che corrompe, uccide (come farà il protagonista della pièce dopo aver assistito all'amplesso del figlio con la sua fidanzata). "Figlicidio" (se perdonate una parola inesistente che la dice lunga sull'omertà di questa pratica già nel lessico occidentale) e incesto, questi i cardini di Affabulazione, innestati in un continuo confronto con la tragedia greca (compare Sofocle a spiegare al padre i motivi della sua attrazione per il figlio) e al sogno (elemento scatenante con il quale si apre la narrazione).
La compagni,a pur rispettando la letteralità del testo pasoliniano, lo sviluppa in un impianto scenico del tutto avulso da quello del classico teatro borghese, a cominciare dalla classica separazione lineare tra platea e scena.
Lo spazio teatrale di questa splendida messa in scena è organizzato attorno a un soppalco quadrato di pochi metri per lato, sotto e sopra il quale quattro attori interpretano tutti i personaggi della pièce.
Il pubblico siede all'esterno del soppalco, subito di fronte ad esso, su tutti e quattro i lati, secondo precise indicazioni ricevute prima dell'entrata in sala. I quattro lati sono organizzati in modo da farvi sistemare due coppie opposte di spettatori: quelli giovani che siedono (al di là del soppalco) di fronte ai saggi (anziani) e i padri che siedono opposti alle madri (ovvero gli adulti sopra i 33 anni).
Questa disposizione del pubblico, selezionato per ...condizione anagrafica, permette non solo agli attori di scegliere a chi rivolgersi (Ai padri o ai giovani? Alle madri o ai saggi?) ma, al contempo, dà agli spettatori la possibilità di vedersi di modo che, pur senza entrare a far parte diretta dello sviluppo drammaturgico, gli spettatori fanno comunque parte integrante della scena, con le facce e le reazioni che hanno, sia per il testo scandaloso di Pasolini cui assistono, sia per il tipo di messa in scena e di recitazione dei quattro attori.
La messa in scena infatti è sviluppata secondo le direttive (riviste e corrette) del teatro balinese (a iniziare già dalla forma dello spazio scenico) in una doppia articolazione spaziale. L'asse verticale (sul soppalco agisce, non visto, un quinto attore che provvede alla musica, sempre e solo dal vivo, suonando la chitarra o le campane tibetane interpretando anche Sofocle), usato dai 4 attori, che si arrampicano sui quattro piloni di sostegno del soppalco fino a raggiungerne la sommità, da dove possono pendere verso il basso o lasciarsi scivolare giù, ovvero rimanendo sospesi a metà del pilone.
Lasse orizzontale che prevede un impiego a 360 gradi dello spazio recitativo, rivolgendosi ai quattro lati dove, come si è detto, sono sistemati gli spettatori, ma anche nell'interazione dei personaggi tra loro individuando diverse stazioni recitative anche in relazione ai quattro piloni del soppalco che identificano, di volta in volta, ambienti diversi.
La recitazione si muove sul crinale dell'estraniazione, mai fine a se stessa, ma sempre attenta a dare credibilità a quel che si dice, senza cercare un naturalismo troppo disinvolto. Simone di Pascasio è bravissimo nel recitare il ruolo della madre, rendendo un femminile che sia tale e non parodia, dandone una interpretazione ambigua e colpevole (nonostante sia vittima, come il figlio, del potere denunciato da Pasolini, non si accorge mai di nulla e non capisce i deliri del marito) e interpreta anche altri personaggi come il prete, il commissario, la chiromante e la ragazza del figlio, con una sorprendente duttilità recitativa solo apparentemente coadiuvata dalla scelta (assente nel testo pasoliniano) di dare voce a tutti questi personaggi, madre esclusa, con diversi dialetti del nord che invece contribuisce a sottolineare il loro ruolo di pedine, nel disegno del potere analizzato dalla pièce, prive di spessore o di autonomia di comportamento. La loro esistenza è solo in funzione della società in cui vivono.
Il personaggio del figlio è interpretato dall'unica donna della scena, Vania Castelfranchi, che rimane per tutto il tempo legata a un tessuto, cordone-ombelicale, nel quale avviluppa ogni tanto anche il padre mentre, alla fine, stende dei lenzuoli dal soppalco verso i quattro lati dove sono gli spettatori.
Il padre invece è sdoppiato (padre e ombra del padre) e dunque interpretato da due attori diversi (Vania Castelfranchi, che firma anche la regia, e Massimo Cusato) che a volte si passano la battuta come in una staffetta, spesso invece sovrappongono parole o parti di frasi. Ne emerge una dicotomia tra un padre viscerale, terrigno, che vuole agire,e un altro pavido, vittima inerme del suo stesso desiderio incestuoso.
Questa sovrapposizione dei dialoghi è una caratteristica di tutta la messa in scena che somiglia più a una partitura musicale o a una danza narrante che alla classica messa in scena del teatro borghese, danza che si sedimenta in una danza propriamente detta quando, tra un episodio (la suddivisone che in Pasolini sostituisce quella più classica degli Atti) e l'altro, i quattro attori si danno a una danza popolare, suonata da una chitarra struggente.
A questa messa in scena complessa, ricca, piena anche di inventiva performativa (i quattro piloni usati come ambienti diversi, diversi attrezzi di scena usati con le funzioni più disparate, anche come gradini per innalzarsi sui piloni) corrisponde un'alta capacità atletica degli attori la cui fisicità è impiegata pienamente: si arrampicano l'uno sull'altro, mentre uno è sdraiato l'altro gli sale sopra, ricordando gli esercizi di preparazione di Grotowsky (altro punto di riferimento della compagnia). Ma questa complessa e al contempo semplice messa in scena (semplice perché squisitamente teatrale e scevra da sovrastrutture di qualunque tipo) non è solo interessante di per sé, per essere vista, goduta, e fruita dallo spettatore (che comunque ha un suo interesse e uno perché), ma è anche funzionale al testo.
Questo ordito complesso e interessante non contraddice quel teatro di parola che Pasolini andava teorizzando ma contribuisce al compito didattico pedagogico del suo teatro parlato.
Lo straniamento fa emergere in maniera ancora più evidente la critica sociale, antropologica e politica che Pasolini fa della società e della famiglia borghesi e capitaliste all'interno della quale i padri uccidono i figli (e schiavizzano le mogli) ma dove, pure, la donna è complice di un potere che, pure, la esclude...
Insomma non si può dire davvero di aver visto Affabulazione di Pasolini se non si è vista la versione del Teatro Ygramul, uno spettacolo cui tutti dovrebbero assistere per la capacità che ha di comunicare concetti complessi e renderli chiari ed evidenti se non alla razionalità, all'emotività dello spettatore, di noi giovani e vecchi, uomini e donne, padri e madri, e, naturalmente, figli/e.
Solo un aspetto, che verte più sul paratesto che sullo spettacolo nella sua messa inscena, getta un'ombra inquietante su tutta l'operazione.
Il sottotitolo di questa Affabulazione è Opera balinese contro la Pedofilia occidentale liberamente tratto dal testo teatrale di Pier Paolo Pasolini. E quella parola, pedofilia, pesa come un macigno.
Cosa c'entra la pedofilia con Affabulazione?
Nulla.
Infatti non solo nel testo non ce n'è traccia, ma nemmeno nell'allestimento della compagnia se ne fa menzione. In Affabulazionesi parla di incesto casomai, di desiderio omoerotico di un padre per suo figlio. Un figlio di 17 anni (diventeranno 19 negli ultimi episodi, quando il padre, grazie all'ausilio di una chiromante, lo ritrova e lo uccide). In ogni caso l'uso della parola pedofilia in questo contesto rimane ingiustificato e dunque incomprensibile, visto che, nello stesso programma di sala, parlando di pedofilia, viene espressa un'età limite intorno ai 14 anni e che, per il corrente codice penale italiano, forse è il caso di ricordarlo, il sesso tra un adulto e un minorenne è legale se il ragazzo o la ragazza in questione è consenziente e ha superato i 16 anni di età.
Un accostamento del genere risulta talmente incauto da lasciare adito alle letture e alle insinuazioni più retrive e reazionarie, al vizio ideologico e al pregiudizio omofobo di chi accosta l'omosessualità (maschile) quella incestuosa del padre per il figlio, ma, naturalmente, anche quella di Pasolini al quale piacevano i ragazzi, alla pedofilia.
Un accostamento erroneo, da correggere e censurare senza alcuna esitazione.
Un accostamento così infelice che, dopo aver visto uno spettacolo così bello, ha proprio l'effetto della più gelida delle docce fredde.
Un accostamento del quale chiediamo pubblicamente ragione a chi lo ha fatto anche solo perché getta un'ombra scurissima, non già sulla grandezza di uno spettacolo teatrale magnifico, ma sul genio di chi, suo malgrado, l'ha prodotto.

Visto il 29/11/2009 a Roma (rm) Teatro: Ygramul
Voto: 6 Stelline
Voto del Redattore: Alessandro Paesano

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martedì 1 dicembre 2009

A grande Richiesta TRAMPOLI!

Poichè il Laboratorio di Trampoli Base (Lezione unica intensiva di
tecnica base per imparare) che si terrà stasera, Martedì 1 Dicembre, ha raggiunto immediatamente i suoi 18 iscritti, l'insegnante ha proposta di organizzare una seconda Lezione di trampoli Base, per ampliare le possibili adesioni:
dalle 20.30 alle 23.30, 10 euro di Partecipazione:
GIOVEDI' 17 Dicembre.
se raggiungeremo nuovamente i 15 iscritti il Corso si farà.
Attendiamo prenotazioni al 3283931868

Tre bellissime Repliche!

Un GRAZIE a tutto il pubblico numeroso che ha seguito in maniera attenta,
calorosa e intelligente questa Seconda Versione di 'Affabulazione', sfogata a Ygramul in queste belle repliche di fine Novembre!
Avete accolto con cura il nostra Oscuro e Difficile Spettacolo e ve ne siamo veramente Grati. Un inchino da tutto Ygramul