domenica 6 giugno 2010

Tra un mese Ygramul torna in Mongolia

Articolo sullo Spettacolo SAYNBANO' GODOT - 17-04-2010

E' sabato sera, affronto il traffico romano e mi dirigo verso S. Basilio, uno
dei tanti quartieri periferici di questa città apparentemente senza confini.
Giunta al termine di una lunga discesa, raggiungo il Teatro Ygramul, zona di
frontiera, luogo di incontri e di sperimentazioni. Non si tratta del mio primo
viaggio in terra straniera: i colori, le facce e le voci di questo popolo
raccolto, paradossalmente nomade e stanziale al contempo, mi sono noti, si
potrebbe dire familiari.
E' l'occasione, questa volta, ad essere diversa…
.…Saynbanò Godot…a fondere cultura occidentale e orientale e a dare inizio al
cammino che da Roma, porterà verso la Mongolia. Nel solco del teatro
antropologico, guardando al Terzo Teatro di Eugenio Barba, gli Ygramul le
MilleMolte hanno già lasciato le loro impronte in Amazzonia, in Malawi e a
Bali. I loro viaggi si configurano come veri e propri baratti culturali in cui
le metodologie attoriali conosciute, vengono messe in discussione al fine di
acquisire una sapienza teatrale e culturale differente; ma il viaggio non è
solo questo, è anche la concretizzazione di un preciso atto politico. Tematiche
sociali non trascurabili, ma sempre più spesso trascurate, guidano il lavoro di
ricerca del gruppo, che si reca proprio lì dove ne trova maggior conferma.
Così, negli anni, sono nati i confronti fra una malattia come l'Aids e le
popolazioni del Malawi, tra la pedofilia, il turismo sessuale infantile e la
gente di Bali. A guidare lo studio di quest'anno sarà l'opposizione tra
nomadismo e stanzialità, tema che interessa da vicino la Mongolia la cui
popolazione risente, specie in questi ultimi decenni, del passaggio dal
nomadismo all'urbanizzazione. Secondo questa chiave di lettura, il riferimento
alla drammaturgia beckettiana, appare tutt'altro che casuale. A partire dalle
parole del drammaturgo irlandese prende vita l'opposizione tra l'eterna attesa
di quei personaggi che reiterano i propri gesti senza sosta, perdendone via via
il significato in una ciclicità anti-identitaria, e il pensiero Nomade, per cui
il viaggio ripetitivo e circolare, non annulla l'identità comunitaria, ma ne
diventa al contrario il garante assoluto. La scrittura drammaturgica di Vania
Castelfranchi, attore e regista, nonché ideatore del progetto, si costruisce in
itinere. Sin da questo primo studio il testo è soggetto a tradimenti
linguistici volti a superare la relatività del significante: termini italiani,
inglesi, francesi e mongoli si alternano senza nulla togliere alla comprensione
di chi ascolta, mentre i tre attori ripetono sequenze gestuali frenetiche, dal
ritmo incalzante. La scenografia, curata da Fiammetta Mandich, è essenziale
così come richiede il testo. C'è l'albero beckettiano, che qui porta i segni
del Teatro Ygramul (le instancabili libellule), e al centro del palco, a
simboleggiare i resti della gloriosa storia dei Nomadi Mongoli, una sorta di
piccolo carro chiamato Holgay, la cui funzione in ambito urbano, non è più
quella del viaggio, ma quella del solo commercio o del trasporto di un
oggettistica sterile e minimale. Si aggiungano una colomba di gomma piuma, una
penna da cui quasi per magia viene fuori un fiore, le valigie di Pozzo, le rape
e le carote di Didi e Gogo. Tutto assume una coloritura smaccatamente
clownesca, movimentata da semplici effetti illusionistici: fazzoletti
multicolore escono velocemente dalla bocca e scompaiono in un attimo nelle mani
sapienti di chi è capace di illudere. Una scelta, questa, che potrebbe
perplimere lo spettatore troppo affezionato ai chiaroscuri del testo, ma, in
guardia! : non siamo di fronte ad una fedele messa in scena, non è questa la
finalità del gruppo; in più, ciò che mai bisogna perdere di vista, è il
pubblico a cui sarà diretto questo primo germe spettacolare, un pubblico, dirà
lo stesso Vania alla fine dello spettacolo, che ama molto i giochi
illusionistici. Gli interpreti, Valentina greco (Vladimir), Martina Vecchione
(Estragone) e Gabriele Tacchi (Pozzo e Lucky), sono perfettamente in sintonia
tra di loro. Un plauso particolare va alle due attrici, attente ai ritmi, alle
variazioni della micro mimica facciale e all'interazione attoriale. Secondo le
previsioni, il viaggio in Mongolia avrà più o meno una durata un mese e mezzo,
a luglio e metà agosto 2010. Ciò che ci si aspetta al ritorno del gruppo è la
maturità data dall'esperienza, dalla riflessione e dall'insegnamento di una
terra altra.. a rimarcare i confini, solo dopo averli realmente attraversati..
Buon viaggio ragazzi!


Francesca Bini

mercoledì 2 giugno 2010

Andate in Scena dei vari Laboratori

Ecco infine arrivati!
Il Mese di Giugno vede l'apertura al Pubblico dei molti e diversi Laboratori
del BEY
(Banjar di Esoteatro Ygramul):
- il Lab CIM (Ciònonostante Io Midiverto) è andato in scena Domenica 23 e Mart
25 Maggio,
- il Lab SENYOR (con un magnifico "molto Rumore per Nulla") si è concluso Sab
29 e Dom 30 Maggio,
- il Lab dei Bambini alla Scuola 'Podere Rosa' andrà in scena Merc 9,
- il Lab dei Bambini FLYCK andrà in scena Lun 7 alle 18.30,
ed infine le grandi Dionisiache (che investono i tre Laboratori Saltymbanco,
Ludyka e Yogurt) coinvolgeranno
il pubblico Dom 13 e Sab 19 e Dom 20 alle ore 21.00!
PRENOTATEVI al 3271974360
poi... LUDIKA 1243 !!! (X edizone: www.ludika.it)

lunedì 24 maggio 2010

un bel IV Festival di San Cleto. GRAZIE!

Grande IV Nottata del Festival di San Cleto, con un bel pubblico (anche nuovo)
e tante esibizioni (come sempre oltre 2 ore di Evento assurdo e buffonesco!).
Validissima la conduzione di Federico Punelli e Simone Di Pascasio che non
hanno lasciato compiangere lo storico conduttore Paolo Parente. Interventi di
Massimo Moi, Claudio Zilli, dei 'Piselloni di Campagna', de 'L'Officina The
Tempest', di Gabriele Tacchi, Vania Castelfranchi, ecc... Al termine, tra molte
risate, vince per il 3° anno conclusivo ENRICO DI ADDARIO (con un monologhetto
teatrale sul 'Romanesco').

giovedì 20 maggio 2010

Domenica 23 ore 18.00

Il Gioco di FALSTAFF e le Allegre Comari di Windsor
Proiezione Video e intervento Corale del
Laboratorio CIM (Ciò nonostante Io Midiverto)
Venite! e subito dopo (dalle ore 21.00)
FESTIVAL di SAN CLETO!!

Breve Recensione del Cortometraggio di Gabriele Tacchi

Crunch! Scrash! Arrivano
Regia: Gabriele Tacchi
Genere: Commedia
Simpatico e fresco corto di Gabriele Tacchi, che usa meravigliosamente lo
stratagemma del cinema muto. Piacevole notare come gli Alieni siano più che
buffi, ma al tempo stesso inquietanti, tramite le bizzarre vesti che indossano.
Il narratore che prende posizione dal prologo, fino alla conclusione, fa da
cornice ad una piccola fiaba, che ci narra come siano strani i mezzi di
comunicazione da poter usare.

giovedì 13 maggio 2010

Buno in arrivo!

SEMINARIO del Clown Francese Buno in arrivo

a YGRAMUL: Lun 21, Mart 22, Merc 23 Giugno

dalle 19.30 alle 23.30.

100 Euro a partecipante

martedì 11 maggio 2010

MARTEDI' 11 Maggio all'Alpheus

Alle ore 22.00 verra' proiettato il Corto di
Gabriele Tacchi legato al Cinema Estemporaneo:
"Crunch! Scrash! Arrivano...".
All'Alpheus... salta il Lab Ludyka in teatro
e si converge tutti/e li'!

martedì 4 maggio 2010

Spettacolo VENERDI' 7 Maggio!

Un divertente omaggio ad Achille Campanille!

Venite...

sabato 1 maggio 2010

Parte il III Studio per 'AFFABULAZIONE'

Risposta molto positiva dei 3 attori/ci provinati.
Inizia il lavoro (molto promettente) per questa
III versione di 'Affabulazione'... attendiamo con
apprensione e gioia ogni nuovo esito!

mercoledì 28 aprile 2010

IV FESTIVAL di SAN CLETO

Domenica 23 Maggio dalle ore 21.00!
VENITE!! Ingresso a soli 3 Euro per Sottoscrivere il
II Piano Marshall per i Lavori di Ristrutturazione
del TEATRO.
PROVINI FILMATI per il Festival GIOVEDI' 6
dalle ore 20.00.
Per ulteriori info e contatti:
334-3077360

martedì 27 aprile 2010

ARCHITETTURA del TEATRO YGRAMUL


Il Teatro Ygramul,

scusandosi per il ritardo e la lunga attesa, informa che si è chiuso il Bando per formare l'equipe di Architetti, Disegnatori, Ingegneri, Scenografi e Studenti interessati alla riprogettazione integrale dei nostri molteplici spazi.

I 'vincitori' del Concorso indetto nel Febbraio 2010, parteciperanno ad una prima Riunione organizzativa e conoscitiva che promuova la formazione del Gruppo di Studio e la partenza del Progetto che si svilupperà da Maggio a Dicembre 2010.

SABATO 8 Maggio 2010


Un Week-End Patafisico- Viva Re UBU!

Questo Ven 23, Sab 24 e Dom 25 il Gruppo
'Officina The Tempest' (cellula laboratoriale
di Ygramul) ha viaggiato verso la Spagna, per
portare a Madrid (nella Scuola di Teatro 'La
Lavanderia') il Seminario di Esoteatro, e per anadare
in scena in 2 paesini intorno Madrid con la
Tempesta!.... Ed ecco il Poetere surreale di Ubu
in azione: il Sindaco del Paesino che ci ospitava
e' morto!
Cosi', nonostante la delusione, abbiamo fatto una
magnifica vacanza teatrale, tra Spettacoli (stupendi!)
di circo, Musei abacinanti, incontri di lavoro.... (Residui
Teatro e Lavanderia). Si tornera' a Ottobre per
riorganizzare tutto... intanto il Ponte con
Residui si e' attivato.. chissa'!

domenica 25 aprile 2010

Spettacolo Concerto 24 Aprile

Purtroppo, per mancanza di pubblico, il bel

Concerto-Spettacolo di Cristina Cavalli con

le letture di Angelo Rinna e' stato annullato.

Peccato!" E' stata una Rassegna cosi' bella e ricca di

pubblico e serate festose (Concerto Blues, Progetto

Beckett-Mongolia e i magnifici monologhi di Aida

Talliente al Forte Prenestino....)!

Alla prossima...

 

lunedì 12 aprile 2010

SOSPIRI D'ANIMA

- Mercoled' 21 e Giovedì 22 ore 22.00 al Teatro del Forte Prenestino
(www.forteprenestino.net)

SOSPIRI D'ANIMA
La storia di Rosa
di e con Aida Talliente
musiche interpretate da David Cej

Lo spettacolo nasce da un lungo ed intenso periodo di incontri con
Rosa Cantoni, una delle più anziane partigiane della città di Udine,
che nella seconda guerra mondiale, è stata protagonista nella lotta
della Resistenza e poi deportata nel campo di sterminio di Ravensbruk.
Ascoltando le sue parole e le sue testimonianze, si diventa silenziosi
spettatori di tutto ciò che si è consumato nel corso del tormentato
'900.

Una storia raccontata con semplicità,
usando vecchie fotografie, vecchie lettere e poesie ritrovate.

domenica 11 aprile 2010

Aspettando Godot in scena al Teatro Ygramul di Roma

Sabato 17 e domenica 18 Aprile 2010 sarà in scena al Teatro Ygramul di Roma in Via N. M. Nicolai, 14 lo spettacolo "Aspettando Godot", un primo studio della Compagnia Ygramul sull'omonimo testo di Samuel Beckett.  Si tratta di un originale tentativo di avvicinamento tra il testo di Beckett e l'universo delle terre mongole per indagare la diversità fra lo stile di vita delle grandi metropoli e quello dei popoli nomadi della Mongolia. Durante la serata ci sarà la presentazione dello studio dello spettacolo, una mostra video-fotografica sulla Mongolia e un dibattito aperto sul progetto presentato. Ingresso 5 Euro con Tessera Compresa

Interpreti: Valentina Greco, Gabriele Tacchi, Martina Vecchione.

Regia di Vania Castelfranchi

Studio Scenografico di Fiammetta Mandich

mercoledì 7 aprile 2010

Risultato PROVINI per AFFABULAZIONE

RISULTATO Provini per
'Affabulazione'
Lungo i Mesi di Febbraio
e Marzo 2010
(nei giorni di :
Giovedì 11/02 dalle 16 alle 19
Giovedì 18/02 dalle 16 alle 19
Giovedì 4/03 dalle 16 alle 19
Giovedì 11/03 dalle 16 alle 19
Giovedì 18/03 dalle 16 alle 19
Giovedì 25/03 dalle 19 alle 22)
si sono svolti all'interno del
Teatro YGRAMUL i Provini per
i Ruoli dell'Ombra del Padre,
dell'Ombra di Sofocle e del Figlio
per "Affabulazione"
 di Pier Paolo Pasolini.
con la regia di
Vania Castelfranchi.
Si sono presentati
(in ordine sparso):
- Simona Fasano
- Anna Pavia
- Nicoletta Grasso
- Bruna Monaco
- Camilla Ribechi
- Federica Catalano
- Rita Gasparini
- Maria Francesca Palli
- Camilla Fraschini
- Valentina Conti

- Ruggero Lorefice
- Giuseppe Ragone
- Angelo Rinna
- Raffaele Battista
- Cristiano Leopardi
- Vito Gennaro
- Andrea di Noto

Lunedi' 12 Aprile, a tutti/e
i/le partecipanti verrà inviata
da parte del regista del Gruppo
una Mail personale con le
Motivazioni delle scelte prese
per il Provino, sperando che
ciò aiuti a comprendere la
difficile scelta e la triste
esclusione di attori/ci che,
seppur di talento, con una
splendida carica emotiva ed una
buona motivazione, non sono
stati valutati adatti a questo
particolare percorso di Ricerca.
A voi un gesto di stima da parte
di Ygramul. Intanto pubblichiamo
 i Risultati ufficiali del Provino che,
qualora i selezionati accettassero,
porteranno alla scrittura del
Contratto e alla progettazione del
Calendario di Prove.
ANDREA DI NOTO
(per l'Ombra di Sofocle)
CAMILLA FRASCHINI
(per il Figlio)
VALENTINA CONTI
(per l'Ombra del Padre)
Speriamo di restare in contatto
con tutti gli altri partecipanti
ai Provini per futuri e nuovi
Progetti artistici.
Grazie ancora,
Vania Castelfranchi
per ulteriori informazioni,
critiche o suggerimenti
(oltre la Mail personale di
Lunedi') contattateci a
ufficioygramul@gmail.com

giovedì 1 aprile 2010

ELEZIONI - No Comment ma almeno...

Ygramul e' felice per il risultato sofferto! Gege' Di Cesare e' il primo dei non eletti al Consiglio regionale. Bonelli non può fare a lungo il Consigliere e il Segretario di Partito, quindi tra qualche mese entrera' Gege! Speravamo tutti qualcosa in piu', ma se non è una vera vittoria, possiamo comunque essere felici che tra breve lo sara'! GRAZIE da Ygramul a chi ci ha appoggiato

lunedì 29 marzo 2010

Terminato il Seminario degli Spagnoli

E' terminata la bella visita degli Spagnoli (Scuola de La Lavanderia
da Madrid) al nostro Ygramul.
Molto interessante e stimolante lo spettacolo
(una buona serata di pubblico e arte), e un divertente e affascinante
Seminario su Garcia Lorca e il Flamenco, guidato dalla regista
Carmen Lopez y Mendoza e vissuto domenica
da un bel gruppo di 10 partecipanti
tra studenti del BEY, attori/ci Ygramul ed esterni.
GRAZIE a chi ha preso parte a queste 2 belle esperienze.

sabato 27 marzo 2010

mercoledì 24 marzo 2010

Seguitano LAVORI a Ygramul. GRAZIE!

In questi mesi di Febbraio, Marzo e Aprile,
grazie ai soldi del 'Piano Marshall' raccolti
l'anno scorso dai Laboratori del BEY, Ygramul
porta avanti tanti importanti lavori paralleli in
Teatro e sviluppa il suo Progetto:
- Costruzione della Graticcia per Luci e Scene
- Rifacimento della Cavetteria della Sala Teatro
- Struttura dei Bastoni e delle Stoffe per il
Tendaggio della Sala Teatro
- Riorganizzazione degli Spazi della
Sala Prove, Camerini, Sottoscala e
Lab Scenografia
- Archivio del Materiale di 'proprietà'
degli Ygramul e del Teatro.
GRAZIE a tutti/e coloro che hanno

martedì 23 marzo 2010

Spettacolo fuori Rassegna VENERDI' 26

Serata del 26 marzo
"Scusa, cos'è il pettin?",
dedicata alla vicenda di Cintamani Puddu,
al fine di raccogliere fondi per la ragazza.
Confermate la vostra presenza all'indirizzo:
- overtime@ngi.it
contenente il nome e cognome dei partecipanti
ed un numero di cellulare di riferimento.

Aggiungo anche che risultano confermate
svariate persone non residenti a Roma:
in questo ancor, ancor più che negli altri,
è necessaria conferma via mail all'indirizzo
di cui sopra!
Grazie da Vincenzo Spina
Graz

CENA dei Laboratori

Poiche' questo week-end di Marzo
(Sabato 27 e Domenica 28)
avremo degli ospiti da Madrid
ai quali teniamo particolarmente,
ci piacerebbe accoglierli con calore.
Quindi:
1) Sabato sera, ore 21.00, tutti/e i
Laboratori sono inviati a venire a
vedere il loro Spettacolo su
AMLETO (sul sito trovate
maggiori info) e a restare dopo
per festeggiare e cenare tutti/e
assieme!
Spendiamo 12 Euro a testa (7 di
Biglietto e 5 Euro di Cena) e
Ygramul prende per Tutti/e abbondanti
quanita' di pizza, bevande alcoliche e
non, patatine, sfizi vari e dolcetto!
2) Inoltre, DOMENICA 28, sarebbe ottimo
avere un bel Gruppetto a fare il
Seminario (dalle 10.30 alle 22.00 -
maggiori info sul Sito) e per avere piu'
iscritti possibili dei Nostri.

martedì 16 marzo 2010

Buona III Repica di 'Stiamo Tutti Bene'

Un bel pubblico, anche se no
troppo numeroso (25 spettatori),
ma serata bella, con una buona energia
e un pensiero politico serio e di
impegno. Proiettato anche il Video
dei Verdi con il Messaggio di
Mario Monicelli che sostiene
Gegè Di Cesare.
Il Teatro YGRAMUL sostiene questa
Capagna! CONTRO BERLUSCONI

sabato 13 marzo 2010

Dibattito politico domenica 14

Domenica 14 dalle ore 22 (ingresso
libero), dopo lo spettacolo
"STIAMO TUTTI BENE" ci sarà un
incontro con Luigi Di Cesare,
candidato alle prossime elezioni regionali .

Luigi Di Cesare è da anni impegnato nello
sviluppo dell'arte e della cultura
in periferia su questo ricordiamo 3
iniziative:
- è promotore dell'associazione
BRACCIA RUBATE ALLA CULTURA:
associazione che si pone l'obiettivo
di aiutare gli artisti a sviluppare e
a reperire forme di sostentamento che
gli permettano di praticare la propria arte.
- è stato promotore della battaglia per
salvare il Teatro Gerini e a
tutt'oggi il teatro è rimasto in piedi
ed è diventato di proprietà comunale.
oggi la battaglia continua perché
il comune dovrà in tempi brevi deciderne
la destinazione.
- è attualmente impegnato nella salvaguardia
dell'area dell'ex istituto
ittiogenico alla stazione tiburtina per
destinarlo a centro culturale
regionale, con anche la particolare
funzione di teatro sociale per il
recupero delle tossicodipendenze,
del disagi sociale e mentale.
per saperne di più:
gruppo su facebook:
Quelli che.. votano Gegè Di Cesare
sito: www.luigidicesare.it

sia sul sito che su facebook è
possibile vedere il video in cui Mario
Monicelli dichiara il suo sostegno
alla candidatura di Gegè
spero che domenica sarete numerosi
dopo lo spettacolo offriremo un piccolo aperitivo
grazie!

martedì 9 marzo 2010

Torna in scena 'STIAMO TUTTI BENE'

Ritorna al Teatro Ygramul
'STIAMO TUTTI BENE' di Gabriele Tacchi.
Venite Domenica 14 Marzo, ore 21.00

lunedì 1 marzo 2010

sabato 27 febbraio 2010

Incontro a Bologna con Fava

Una parte degli Ygramul e del
Laboratorio Ludyka (Vania, Gabriele,
Valentina, Laura, Alessio, Claudio
e Federichino) sono andati a Bologna
per partecipare come uditori ad una
delle giornate sulla Commedia
dell'Arte. Stupendi incotri, Seminari,
Conferenze (ww.fraternalcompagnia.it)
e Spettacoli serali... ma soprattutto
abbiamo conosciuto Carlo Boso e il
mirabolante Antonio Fava!
Ora contatteremo per vedere di organizzare
un suo Seminario a Ygramul, chissà!

mercoledì 24 febbraio 2010

II e III Seminario a Latina

In questo Gennaio e Febbraio 2010 si sono
tenuti il II e III Seminario a Latina,
all'intero della Scuola di Latitudine Teatro
(www.latitudineteatro.it)
sulla Maschera, il Corpo Biomeccanico,
con il Metodo di Antropologia Teatrale e
di Esoteatro di Vania Castelfranchi.
Ottima presenza ed energia, belle persone,
molto disponibili e curiose... una buonissima
formazione.

sabato 20 febbraio 2010

Buno news

  aruspicecircus@free.fr                                                                                   http://aruspicecircus.free.fr     

 


lunedì 15 febbraio 2010

Articolo su Affabulazione e Ygramul

da WWW.PAROLIBERO.IT
http://www.parolibero.it/it/spettacolo/vania-castelfranchi.htm

incontro/intervista col regista romano Vania Castelfranchi
L'Affabulazione balinese del teatro Ygramul
il gruppo Ygramul cerca nuovi attori per lo spettacolo "Affabulazione",
performance nata dall'innesto di Pasolini nella cultura balinese
Il Gruppo Integrato di Ricerca e di Teatro Patafisico Ygramul LeMilleMolte
nasce in maniera disordinata e complessa attorno al 1996 (quando alcuni dei
suoi fondatori uscirono dall'Accademia nazionale d'arte drammatica Silvio d'
Amico) per poi prendere una loro forma nel Giugno del 2006 quando si
stabilirono in un teatro-cantiere nel periferico quartiere romano di San
Basilio/San Cleto. Il significato del suo agire lo si può rintracciare nel
lungo nome che li compone ed infatti Ygramul LeMilleMolte, uno dei personaggi
presenti nel romanzo di Michael Ende "La storia infinita", è descritto come un
orribile creatura costituita non da un unico corpo compatto bensì da un'
inimmaginabile quantità di minuscoli insetti color azzurro acciaio che ronzano
come calabroni infuriati in foltissimi sciami. Sciami che di volta in volta
assumono le forme più disparate, sciami il cui morso ti permette di viaggiare.
Ed è proprio da questa definizione che parte la poetica e la politica del
Gruppo che, oramai, ha trovato il suo essere nelle interrelazioni tra soggetti
differenti e nell'agire sulle e con diversità. Uno sciame, dunque, indefinito e
interminabile di presenze più o meno teatrali (attori di diversa formazione,
scenografi, scrittori, musicisti, architetti, antropologi, disegnatori, etc…)
nato dall'idea base, non originale ma sicuramente sperimentale, di formare un
punto d'incontro (delle prove/scambio in uno spazio/tempo) dove soggetti
diversi potessero barattare i loro strumenti. Ecco allora perché la definizione
di Gruppo continua ad articolarsi in: INTEGRATO (perché tende a costruire l'
integrazione con diversità culturali, fisiche, mentali, sociali trasformando le
conoscenze nelle arti dello spettacolo in reti di dialogo), di RICERCA (sia per
il tentativo di lavorare nella ricerca di nuovi linguaggi teatrali sia per l'
agire in differenti direzioni collaborando alla produzione di riviste, di CD,
di fumetti, di video), di TEATRO (perché è lo strumento principale delle loro
azioni) e PATAFISICO (perché il modus operandi è strettamente connesso alla
"scienza delle soluzioni immaginarie" di Alfred Jarry ed Antonin Artaud).
Tipico frutto della modernità liquida descritta da Baumann, gli Ygramul
LeMilleMolte sono la risultante costante di vari innesti: da un personale
studio sull'incontro (con il sé, con l'estraneo, con il diverso, con il testo,
lo spazio, il gesto ma anche nei suoi laboratori presso carceri, presso l'
Istituto di Igiene Mentale, nelle scuole, con attori professionisti e non, nei
loro viaggi tra culture altre) ad una continua ricerca su varie metodologie di
lavoro. Il regista Vania Castelfranchi ed il gruppo affrontano il confronto e
lo scambio nei loro baratti culturali sempre con materiali diversi, non
quotidiani, inaspettati ed inusuali come anche in luoghi o con persone
"invisibili", cancellati, perché solo con ciò si riesce ad imprimere nelle
proprie azioni un impeto politico, una voglia di intervento-allarme-difesa-
messaggio, un diritto legato alla lotta non-violenta per la difesa/attenzione
verso le minoranze. Nel libro "Sensi di Viaggio" l'antropologo Marco Aime
descrive il viaggiatore focalizzandosi sul limite del corpo che si indebolisce
e da confine diviene frontiera, diviene terra di scambio, ed è proprio in
questa visione che dal 2002 il Gruppo Ygramul ha iniziato a percorrere la
strada del "Terzo Teatro" e del "baratto culturale" di Eugenio Barba
affrontando una lunga serie di viaggi/percorsi che li hanno portati Dal Mato
Grosso in Brasile all'Amazzonia, lungo il Rio Negro, per incontrare-aiutare i
popoli Guaranì Kaiowà e Saterè Mawè, e poi in Africa attraverso il Malawi, in
Indonesia attraverso Bali. A tal riguardo a breve si terranno i provini per lo
spettacolo "Affabulazione" di Pier Paolo Pasolini nato proprio da questa loro
ultima esperienza in Indonesia ed è da questo punto che parte la seguente
intervista al regista Vania Castelfranchi.

Il seguente incontro è stato registrato il pomeriggio del 8 Febbraio 2010 a
Roma, presso il teatro Ygramul nel quartiere di San Basilio/San Cleto. Incontro
Vania appeso ad una scala mentre cerca di terminare i nuovi lavori per la
"graticcia" ma al mio arrivo ne approfittiamo immediatamente per una breve
pausa sotto un sole raramente tiepido.

Domanda - Ho letto che nei giorni 11 e 18 Febbraio, 4 e 11 Marzo, dalle ore 16
alle 19 si terranno presso il vostro spazio in via N.M.Nicolai 14, dei provini
per la ricerca di nuovi attori nello spettacolo "Affabulazione" di Pier Paolo
Pasolini (per informazioni e prenotazioni: ufficioygramul@libero.it). Mi
potresti parlare un po' di questo spettacolo?

Risposta – "Affabulazione" è uno spettacolo veramente… diciamo partorito in
maniera molto dolorosa perché… come in molti altri spettacoli Ygramul ha avuto
un progetto preventivo del viaggio… quindi è stato preparato prima di partire
per l'Indonesia, a Bali… oramai tre anni e mezzo fa, praticamente. Ha vissuto
una lunghissima gestazione in Indonesia, a Bali, con gli attori che
partecipavano al viaggio e che nella mente erano già proiettati verso
"Affabulazione". È stato costruito anche lì, sera per sera… ogni sera ci
riunivamo, ne parlavamo, lo scrivevamo, lo progettavamo… ci facevamo cogliere
dall'esperienza. E poi è stato creato quando siamo ritornati. Però, nella
creazione, già al nostro ritorno c'era… tra virgolette… un incidente in corso…
in realtà non è un incidente ma una cosa molto bella. Essendo Monica incinta
abbiamo progettato lo spettacolo sapendo che saremmo andati in scena per
pochissime repliche per poi dare "spazio" a Monica per partorire. E quindi...
già lì, insomma… già si era capito che il percorso sarebbe stato molto
frastagliato. Siamo andati in scena col primo studio… l'abbiamo chiamato così…
su "Affabulazione" che già conteneva tutti gli appunti di regia, le idee che
abbiamo avuto, le poetiche… la politica forte dello spettacolo. Dopo le prime
repliche… che mi sembrano state esser sei o otto, non mi ricordo… abbiamo fatto
questo stop lungo quattro mesi. Già poco prima dell'andata in scena c'era stato
un abbandono da parte di Antonio, uno degli attori che era stato con noi in
Indonesia, e quindi sono subentrato io. Ho iniziato a fare sia la parte di
occhio esterno… di regista… sia di attore… che non è mai una buona cosa per uno
spettacolo… e questo ha creato sia una rallentamento nella struttura sia,
secondo me, delle crepe sulla regia. Però era un buon modo per portare lo
spettacolo in scena. Una volta andati in scena abbiamo iniziato il secondo
studio. Nel secondo studio c'è stato anche l'abbandono di Paolo Parente e
quindi è subentrato Simone. Questo ha cominciato a creare immediatamente… in
questo tipo di spettacolo… com'era stato per "Edzi re", lo spettacolo che
abbiamo fatto sul viaggio in Africa… la comprensione che ci sarebbero state più
fasi. Quindi c'è stato un primo evento dove io ho sostituito Antonio e un altro
dove Simone ha sostituito Paolo e lo spettacolo è iniziato com'era successo per
"Edzi re"… "Edzi re" ha vissuto almeno quattro vite diverse con le uscite di
varie persone… Chiara… e poi Fiammetta e Simone… insomma, stessa cosa per
"Affabulazione", si è dipinta la stessa strada. Questa è una cosa su cui
Ygramul soffre molto ma alla quale si deve preparare perché, essendo tutto un
gruppo di autodeterminazione e di politica di resistenza, è normale che le
persone subiscano tanto. La mancanza di soldi… perché non ci paghiamo… la
fatica delle prove non pagate… e delle andate in scena… e anche di spettacoli
che sono già molto provanti a livello fisico ed intellettuale. Senza nessuna
forma di retribuzione diviene una forma di… accanimento…non so come dire.
Insomma, Ygramul deve prepararsi, purtroppo, a questa storia di spettacoli che
mutano forma perché gli attori riescono a tener duro per qualche mese… e poi
mollano. Mollano perché è dato anche dalla formazione degli attori in Italia,
oggi…ci sono pochissimi attori, oggi in Italia, capaci di progettare un
percorso di ricerca di tre, quattro anni… perché normalmente… tutto ormai è un
usa e getta. Gli attori lavorano con i registi un mesetto o due, montano uno
spettacolo, vanno in scena qualche volta e poi vengono mandati a casa. Sono
rarissimi i percorsi attoriali di grande durata, di grande lunghezza… a meno
che non ci siano molti soldi in mezzo e allora gli attori subiscono… diciamo…
una resistenza, purtroppo, solo economica e non perché credono nel progetto o
perché ne sono appassionati … ma perché vengono pagati per fare duecento
repliche e le fanno. Adesso, quindi, entriamo nella terza fase. La terza fase è
ancora più difficile perché mancano Massimo, Monica e Daniele e quindi abbiamo
un assetto totalmente nuovo. Praticamente, del secondo studio di
"Affabulazione", rimaniamo io e Simone. Lo studio avrà delle piccole novità a
livello registico, scenografico… come ci sono già state nel passaggio dal primo
al secondo… ma non rivoluzionarie… soltanto degli assestamenti di regia, di
interpretazione. In questo caso si fa un esperimento perché ho proposto al
nuovo gruppo Ygramul… composto anche da Martina, da Gabriele, da Valentina… di
prendere in mano "Affabulazione" ma, poiché stiamo progettando il viaggio per
la Mongolia… e un lavoro su Samuel Beckett che faremo in Mongolia… loro hanno
detto: "Noi non ce la sentiamo di fare questi due lavori così grandi in
contemporanea" perché si tratterebbe di due piste molto poderose. Quindi loro
hanno preferito fare una specie di doppio gruppo: un gruppo Ygramul che sta
preparando un lavoro su Beckett e che partirà per la Mongolia e un gruppo
"Affabulazione" che… per forza… si apre all'esterno. Un gruppo formato da me,
Simone, Fiammetta ma anche da altre persone che stiamo cercando fuori. Non l'
abbiamo quasi mai fatto. In questo caso, sotto consiglio del gruppo, faremo dei
provini… e quindi adesso devo cercare delle persone lucenti… nel senso che non
sono attori… sono più che attori… sono persone che vogliono provare ad entrare
in un progetto di resistenza sul quale sanno che guadagneranno molto poco,
faticheranno molto e dovranno reggere un progetto a lungo termine, a lunga
gittata. Non facciamo venti giorni di prove e dieci di spettacolo come nella
routine italiana… facciamo un percorso di prove lungo… probabilmente di tre
mesi e poi probabilmente un andata in scena che per noi deve avere una durata
di… boh… forse un anno, però, insomma… prevedere che ci sarà un arco lungo di
andata in scena.
D – E tu sai già come strutturare il provino affinché ti aiuti a trovare
questa tipologia di attori?
R – Si… in realtà si perché ci sono alcuni esercizi del mio metodo… dell'
Esoteatro… che sono puntati a quello. Nel senso che una delle cose che ho
capito negli anni è che… non so come dire… soffrendo molto per la mancanza di
persone che uscivano/entravano dal gruppo … che fa parte della struttura del
gruppo Ygramul però crea molta sofferenza, molti lutti… perché ti innamori
delle persone e poi queste se ne vanno, com'è giusto che sia… non c'è niente di
sbagliato, però fa male… io ho iniziato a capire mano a mano ( e in questo il
gruppo mi sta aiutando a farlo) come riconoscere qualcuno che possa resistere
all'utopia di Ygramul… perché, oggettivamente, è un utopia. È come prendere una
persona e capire: "Tu puoi reggere all'Anarchia?"… cioè "puoi vivere in
anarchia"? perché è una cosa non facile che crea dei grandi problemi con se
stesso, con la propria vita e crea una capacità di resistere allo sdoppiamento.
Cioè tu devi sapere con coscienza che hai una doppia vita… ti stai creando una
doppia vita, una vita che è legata al concetto di anarchia… alla proprietà
comune, al lavoro non più individuale ma di gruppo, allo sciame… ed una vita
che è la tua, individuale… dove lavori: fai l'operaio, fai il cameriere, fai
anche l'attore… perché no?... ma che non ha quasi niente a che vedere con
Ygramul. Ygramul rimane un isola strana, molto separata dal reale, dove si
producono cose che poi vengono sparate nel reale. Chi lavora all'interno, però,
deve sapere che sta lavorando in una maniera… che per l'esterno sarebbe
volontariato o non so come chiamare… è quella che una volta era la bottega d'
arte. Tu stai lì e fai gavetta… per fare arte. Quindi si, ho degli esercizi.
D – Legandomi un attimo al concetto di Esoteatro che hai prima citato… nel
flyer riguardante i provini ho letto che l'estetica di questo tuo spettacolo è
legata all'Esoteatro, per l'appunto, e all'antropologia teatrale…
R - … si…
D - … mi potresti approfondire un attimo questo tuo lavoro ?
R – Vuol dire che gli attori dovranno, nelle prove stesse, fare un percorso di
immersione nelle danze balinesi, nella maschera balinese. Io gli farò vedere l'
esercizio, faremo insieme gli esercizi di danza e quindi cercheremo di portare
subito loro l'esperienza che io ho avuto lì a Bali. Cercheremo di investirli in
quest'esperienza… ascoltare le musiche, vedere le immagini… fargli vivere un
minimo quell'imprinting di antropologia che noi ci portiamo dietro. Dall'altro
lato, l'Esoteatro fa esattamente questo… nel senso che io devo riconoscere, con
il provino, degli attori che siano in grado di prendere il loro normale stile
attoriale… quello che già sapevano… e metterlo un po' in discussione…per fare
qualcosa che probabilmente non hanno mai fatto. Questo non vuol dire cancellare
quel che si è, vuol dire soltanto… come nell'esoscheletro… aggiungere delle
ossa esterne rispetto a quello che tu sei. Il corpo rimarrà sotto, quello che
si mostrerà nello spettacolo saranno le armature che noi montiamo sopra l'
attore… e che lui da dentro muove. Sono in qualche modo delle … come, appunto,
nei riti che abbiamo visto in giro per il mondo… sono delle uscite fuori di sé…
come nella trance. In qualche modo sopra il corpo si montano le maschere, si
montano gli oggetti del rito… si monta il rito stesso… e quindi l'attore da
sotto lo muove come… non so… come se fosse un danzatore delle ombre balinesi,
un portatore di maschere. Bisogna capire chi è in grado di farlo. Non tutti gli
attori sono in grado di farlo, non tutti sono disposti a farlo, perché spesso
fa anche entrare in crisi con se stesso. Uno perché, avvolte, uno si misura con
cose che non sa fare e che fa fatica ad ammettere… come noi abbiamo fatto molta
fatica a capire… un pochino… un minimo le danze balinesi. Sono cose che… sono
completamente dall'altro lato del mondo, a cui non siamo abituati. E a capire
che andiamo verso un tipo di teatro che non sta comodo a nessuno… l'attore
arriverà con degli strumenti e noi, invece, andremo a studiare altri strumenti…
molto diversi da quelli che lui conosce, che non gli appartengono. Questo
depista molto, crea molto fastidio, crea un cortocircuito… io mi ricordo di
molti attori andati in crisi per questa ragione… come a dire: "ma io ho già
tanto, perché non usare quello che ho?"… e invece quello che hai serve da
carburante per qualcosa che assolutamente non hai e che non conosci… che è l'
esperienza del viaggio. Però è come un senso di un continuo non accontentarsi…
di voler spingere il passo oltre, di voler correre… questa sensazione fa molto
male, fa stare molto in ansia… in vertigine continua… sembra che non riesci mai
a sederti… però questo è Ygramul. Per questo motivo Ygramul si vede anche come
uno sciame… è un movimento vorticoso come il discorso della Patafisica che non
si accontenta mai. Avvolte è anche un buco nero e quindi una specie di… come
Ubu… un infinito divorarsi senza mai riuscire ad accontentarsi e fermarsi.
D – Tornando a quella parentesi che hai aperto sul viaggio… e vista la natura
del gruppo… volevo chiederti: cos'è, per te, il viaggio? E come lo leghi al
teatro?
R – Allora… il viaggio in generale, fatto nel modo in cui noi l'abbiamo
progettato… l'abbiamo sempre vissuto molto diversamente dal concetto di viaggio
turistico cioè del fatto, semplice e banale, di spostarsi e vedere altri
luoghi. È un po' più complicato perché nel nostro concetto di viaggio è molto
importante entrare a contatto con la vita di quei luoghi, la reale vita…quindi
con i suoni, i sapori… ma anche la letteratura, il pensiero… la vita pratica.
Quello che poi Pier Paolo Pasolini dice "la vera vita" cioè la pratica della
vita. Nei nostri viaggi cerchiamo, quindi, di lavorare sempre nel piccolo… cioè
nel contatto: il villaggio, il contatto con gli anziani, con i bambini, gli
ospedali… le situazioni in cui la vita viene maggiormente fuori proprio perché
sono luoghi non-turistici e quindi dove dove non c'è nulla della facciata
dipinta per abbellire le brutture dell'esistenza. È come se… appunto… uno
venisse a Roma. È chiaro che il turista si dirige al Colosseo… la persona che
invece vuole davvero conoscere Roma va a conoscere i barboni alla stazione
Tiburtina, va a parlare con i centri di accoglienza a piazza Vittorio… vede la
parte di Roma che è, tra l'altro, la parte pulsante… viva. Il mercato del
pesce, il mercato dei fiori… la parte che più… non so come dire… ha i muscoli.
Noi abbiamo questa concezione del viaggio molto… diciamo… nel dettaglio.
Cerchiamo di conoscere non i paesi ma i dettagli di alcuni paesi… alcuni
particolari: una piccola cittadina, un piccolo paese… non le grandi strade, i
grandi monumenti. Il secondo aspetto è che questi viaggi servono, appunto, a
confondere le idee quindi a cercare di non creare… come fa un turista… delle
analogie con la propria casa… l'andare in un luogo e vedere quante similitudini
o differenze ci stanno rispetto alla propria nicchia, alla propria conoscenza…
ma al contrario, cercare di comprendere che la propria esperienza è molto
parziale e che esistono molti modi realmente, profondamente, diversi di
pensare, di vivere, di praticare l'arte… e quindi di fare teatro. Cercando
proprio di spezzare il termine comparativo che, al momento, è quello su cui
viviamo perché serve a sopravvivere. Nel senso che per la sopravvivenza noi
abbiamo bisogno continuamente di fare comparazioni tra gli oggetti per trovarci
a nostro agio… e per non sentirci mai troppo spaesati. Il tentativo, anche se
molto difficile, è proprio quello di creare uno spaesamento… mi sposto di paese
per non riconoscere il mio paese, per non riconoscerlo più e per fare in modo
che un attore… al suo rientro in Italia… possa scegliere ogni volta… ri-
scegliere i suoi strumenti, ri-scegliere la sua voce, ri-scegliere il suo
corpo. In modo da mettere tutto su un atto politico, l'atto della scelta.
Cerchiamo di subire il meno possibile… anche i processi mentali di
sopravvivenza… e di svegliarli in modo che tutto sia più attivo sul concetto di
"scelgo cosa fare", "scelgo che arte fare", "scelgo che stile usare"…che è una
cosa su cui gli attori fanno molta fatica perché è normale che anche la
strumentazione, dopo un po', prenda una specie di assestamento. Si forma uno
stile, un manierismo. Ogni attore trova il suo manierismo, conosce cosa gli fa
comodo… ed è normale che questo avvenga anche per Ygramul… non è che non
succede, però… diciamo che il tentativo è di castrare la formazione di questa
pelle calda che ci avvolge… e cercare di fare continuamente queste
introspezioni depistanti che creino scombussolamento, depista mento.
D – Parlando di viaggio e di "Affabulazione" ti vorrei chiedere… perché Bali?
E come è arrivato Pasolini a Bali? Inoltre… questo vostro viaggio in Indonesia
si ritrova a cavallo tra un viaggio fatto precedentemente in Africa ed un
prossimo che avverrà in Mongolia. C'è una logica nelle tappe che percorrete?
Come avviene la scelta di un viaggio?
R – Mmmh… allora, per capire bene tutti i ponti logici che ci sono tra
Pasolini, "Affabulazione" e l'Indonesia si può leggere il materiale d'
approfondimento presente sul nostro sito (www.ygramul.net) perché lì ci sono
delle schede informative …
D - … ti riferisci alla rivista "Teatrerie 14" ?
R – Anche. Su Teatrerie 14, sul programma di sala… insomma, si trovano più
informazioni. Per dire qualcosa in maniera sintetica… il passaggio è un
passaggio di senso, mai di forma. Qualcuno, quindi, vedendo chiaramente la
forma del teatro balinese e vedendo poi la letteratura di Pasolini… e
soprattutto quella di "Affabulazione"…direbbe che non c'è alcun legame, che
sono totalmente fuori logica. In realtà c'è un legame profondo sul senso e su
due ponti… per sintetizzare. Un passaggio è quello del rito e della sacralità
del gesto. Pasolini nella sua poetica del teatro è convinto che si debba
lottare per riuscire a riportare il teatro in una fase rituale dove le persone…
in qualche modo… quando si ritrovano coinvolte in questo rito non si riescono
più a riconoscere ne riescono a delegare, a quello che sta succedendo, una
deresponsabilizzazione del gesto. Eppure, in qualche modo, vengono pure loro
disorientati… vedono un qualche cosa che per comprenderla gli attivi, per
forza, il loro ragionamento e la loro presa di posizione. Loro, quindi, devono
prendere una posizione per riuscire a tradurre l'opera…
D - … quello che già urlava Antonin Artaud nel "Teatro e il suo doppio"…
R - …esatto, siano costretti a mutare e prendere loro una forma… loro a
interpretarlo, tradurlo.e dall'atro lato comprendono mano a mano, come se
dovessero essere educati, l'esigenza di questo rito del teatro come luogo in
cui si va ogni tanto, ritualmente, ciclicamente, per riscrivere le proprie
scelte. Come se durante la vita una scelta presa, anche politica, mano a mano
si affievolisse… si appoggiasse… si calmasse perché la vita prosegue ed io
avessi bisogno, ritualmente, ciclicamente… come per i Greci… di tornare a
mettere in discussione la mia vita e a riprendere le mie scelte. Quindi scelgo
di essere una persona… come faceva il Living Theatre…anti-fascista e
democratica ma la democrazia… nella vita comune… mano a mano sfuma, sfuma,
sfuma… che io non mi rendo più conto, esattamente, di cosa vogliano dire le
parole "anti-fascismo" e "democrazia". Mi scordo dei partigiani, mi scordo del
fascismo, mi scordo del nazismo… allora c'è bisogno che ogni tanto io torni in
teatro e che un'opera d'arte mi racconti nuovamente cosa vuol dire essere anti-
fascista… che io abbia bisogno di tradurlo nuovamente a me stesso per dire
"ecco, è vero… è vero, io lo sono e voglio continuare a praticarlo, voglio
continuare a esserlo" e mi riattivi. Questo è il discorso politico. E Bali è
questo. A Bali il rito teatrale è soltanto legato a questo… cioè alla vecchia
metodologia di narrare gli archetipi com'era per i Greci… di avvisare il mondo,
la civiltà, dei pericoli che ci sono e di come bisogna stare attenti per fare
in modo che le cose non si ripetano… che il nazismo, il fascismo non si ripeta…
che il male non vinca. In maniera molto profonda, come nell'universo balinese,
attraverso non una negazione del male bensì una sua accettazione… quindi l'
equilibrio come nel percorso dello Yin e Yang… dell'oriente… quindi sapere che
il male esiste, saperlo vedere e osservare, saper entrare in equilibrio con lui
per contrastarlo in modo che non avanzi e devasti tutto. Questa è la parte
rituale. Il teatro balinese è così e Pasolini chiedeva che in Italia, in
Occidente, diventasse questo. l'altro aspetto… sempre di questo ponte con Bali…
è legato al tema di "Affabulazione" che è, in qualche modo, il possesso della
gioventù… il rapporto tra gli anziani e i giovani, il rapporto tra i padri e i
figli, il rapporto tra le generazioni. Anche lì è molto importante perché per
Pasolini questo rapporto va continuamente messo sotto osservazione. È un
rapporto di potere pericoloso perché in esso si legano tanti nodi molto
difficili da affrontare per l'uomo: il passare del tempo, la morte che s'
avvicina, il fatto che l'uomo, nel tempo, diventi sempre meno produttivo.
Questo, per Pasolini, è un problema molto grosso per la cultura Occidentale e
del Cristianesimo… anzi, meglio del Cattolicesimo… perché vuol dire che gli
uomini prevedono, nella loro storia occidentale, un elemento di grande
sofferenza poiché sono progettati in un mondo patriarcale. Per cui… mano a mano
che avanzano nella vita diventano sempre, obbligatoriamente, più rabbiosi nei
confronti delle nuove generazioni e vogliono impossessarsene… e controllare… e
quindi si formano vari schemi di movimento. Su questo Bali è importante perché
per Bali c'è quasi l'opposto. Nell'universo balinese i bambini sono sacri, sono
intoccabili… l'infanzia è un mondo veramente divino che bisogna cercare di
conservare e proteggere il più a lungo possibile… proprio nella realtà rituale,
religiosa… e quello che racconta Pasolini della nostra malattia occidentale e
cattolica a Bali si riversa con violenza. Bali è uno dei luoghi dove si riversa
maggiormente il tasso di pedofilia del mondo occidentale… dei tedeschi, degli
italiani, americani, australiani… e c'è un vero mercato della pedofilia, della
prostituzione infantile. Quindi per noi Bali è come se rappresentasse quello
che Pasolini dice, a parole, in maniera poetica e, avvolte, un po' astratta e
metaforica. Si realizza. Pasolini dice… "non abbiamo bisogno di fare violenza
all'infanzia e di controllarla, di manipolarla, di bloccarla… lo facciamo
attraverso varie cose: la pubblicità, il mercato sull'infanzia, etc… etc…, e lo
facciamo anche realmente, fisicamente, con la violenza che si consuma anche
nelle case in occidente… moltissimo". In Italia, però, è come se fosse molto
invisibile questo aspetto. Pasolini lo vede perché è un grande poeta ma è una
specie di vaticinio, come ascoltare Tiresia. Lì si vede. A Bali si vede. Si
vedono gli italiani andare lì… come anche in Brasile ed avere tantissimo
turismo sessuale… e a Bali è molto concentrato sull'infanzia… quindi per noi
era proprio il luogo dove incarnare le visioni di Pasolini.
D- E questa scelta di Bali a cavallo fra l'Africa e la Mongolia?
R – Allora… in realtà io credo che tra parecchi anni capiremo il perché si è
scelto quei posti… perché saltiamo da un posto all'altro…
D - … ma tu li scegli anche per la realtà teatrale che questi luoghi offrono…
R - …si. Diciamo, per ora, a livello razionale io riesco a dire due, tre
passaggi. Ci sono molte cose che per me sono inconsce, sono oniriche… perché
molti dei viaggi sono nati proprio dai sogni… non lo so… da stimoli, da sesti
sensi che sono percepiti…
D - … da richiami…
R - … si e quindi non so definirli. A livello razionale, logico, noi scegliamo
sempre dei luoghi che incarnano la tematica che abbiamo scelto di affrontare.
Quindi il gruppo sceglie: "quest'anno… questi anni… vogliamo lavorare sulla
tematica dell'aids" e allora cerchiamo un luogo dove l'aids si incarna in
maniera violentissima, il posto dove c'è la maggiore mortalità di aids… il
Malawi, ok? Quest'anno vogliamo lavorare sul contrasto fra città e
nomadismo…ok? Civilizzazione ferma e civilizzazione rotante, nomade. Qual è il
luogo dove questo è incarnato maggiormente? La Mongolia. La Mongolia perché c'è
un'unica vera città, in un posto sterminato grande sei volte l'Italia, e tutto
il resto dei popoli gira e basta. C'è un' unica metropoli. E quindi si incarna.
E così via… la pedofilia a Bali. Quindi c'è un motivo politico… cioè dove
trovare più possibile quel tema che vogliamo affrontare… e dall'altro lato
andiamo lì perché c'è una realtà teatrale… appunto, il discorso che facevamo
prima… che può mettere i nostri strumenti in discussione, può rinnovarli.
Andiamo, così, in un luogo che abbia delle danze antiche, delle maschere
antiche, dei canti, dei riti di teatro antichi perché questo ci permette di
metterci a confronto con vari strumenti del teatro.
D - Ti faccio un ultima domanda…
R - … vai…
D - … parlando di "Affabulazione" e di rappresentazione… in questi termini…
cosa "rappresenta" per te questo spettacolo?
R – Per me questo spettacolo rappresenta proprio (ormai anche in maniera
fisica) il dolore del tentativo che i padri hanno di voler possedere i figli. E
questo anche in maniera organica perché nello spettacolo è questo quello che è
successo. Un regista… anche in maniera superficiale è comunque un padre… dello
spettacolo… ma anche degli attori che vi partecipano… e io durante questo
spettacolo ho perso quasi tutti i miei figli. Sono morti per motivi chiari…
perché lo spettacolo parla di questo, quindi li metteva in confronto con cose
violentissime… ovvero il fatto che io cercassi di possedere le loro vite.
Questo un regista lo fa con i suoi attori ma lo fa in maniera… senza dirglielo…
invece qui lo dicevamo.
D – Mi ricordo una battuta dello spettacolo che vidi nella sua prima fase… una
battuta anche abbastanza forte in cui si richiede la necessità del figlio di
ammazzare il padre… per non essere ammazzato… per rompere la ciclicità di
questa tragedia. Questa, per te, è l'unica chiave che esiste effettivamente per
rompere il ciclo della Storia? Bisogna ammazzare Kronos?
R - secondo me si. L'unico modo è questo. C'è un modo molto più sofisticato
che Pasolini non scrive in "Affabulazione"… vorrebbe che accadesse ma non
riesce ad accadere… e che anch'io vedo come Pasolini… che in realtà non possa
accadere… cioè che i figli riescano a dimenticarsi i padri. Allontanarsi dai
padri… ma non con rabbia ne con malinconia… riuscire proprio a dimenticarseli.
Questa cosa credo che, forse, soltanto alcuni popoli tipo gli Indiani del Nord
America… solo alcuni popoli con un grandissimo livello di conoscenza riuscivano
a fare questo. credo che per noi sia impossibile. Come dice Pasolini… qualunque
figlio tenti di abbandonare il padre in realtà, poi, torna da lui come un Don
Chisciotte con la coda tra le gambe. Non ce la fa, deve chiedere perdono. Si
sente in colpa tutta la vita se lo fa oppure, dall'altro lato, lo uccide. Non
ci sono vie di mezzo. Io credo, invece, che sarebbe meravigliosa una società
dove i figli amino i padri talmente tanto da poterli abbandonare e non avere
nessun senso di colpa nei loro confronti. Questo darebbe libertà a tutti, come
diceva Pasolini. Anche ai padri di continuare ad essere uomini e a non avere
tutta la vita quel legame con i figli che li obbliga a diventare più vecchi, a
sentirsi che gli stanno rubando il potere, a sentirsi privi di produzione … che
mano a mano non producono più… quando invece potrebbero restare uomini che
hanno dato vita ad una vita e che poi proseguono la loro esistenza indipendenti
da quella vita. Che poi è come fa la Natura… nessun animale ha un senso di
colpa verso il padre o la madre ne viceversa perché c'è un periodo in cui si
vive insieme ed uno in cui c'è uno stacco… proprio obbligato dalla legge
naturale… di maturità. I figli diventano adulti, i padri continuano la loro
vita. È uno spettacolo che racconta molto questo e lo racconta in maniera… in
scena molto organica… cioè dolorosa,fisica… come il rapporto vero tra un padre
ed un figlio… carnale come una madre che partorisce… quindi ci sono urla, c'è
il corpo nudo, c'è fatica fisica, sudore, dolore. Invece a livello della parola
c'è questa dislessia che Pasolini mette nel testo per cui la parola è davvero
affabulante. C'è un flusso continuo di parole, anche ridondanti, anche
didascaliche avvolte, anche retoriche. La parola è come se cercasse di
ammorbidire i toni del dolore. Nel mio immaginario è un po' come pensare ad una
persona che sta morendo in un letto… il suo corpo soffre, sta male, urla e la
parola gli fa una specie di ninna-nanna; lo vuole solo cullare. Quindi non è
che lo vuole far morire però lo distrae un po' da quel dolore… e nel nostro
spettacolo c'è anche un po' di questa dislessia. La parola non è del tutto
organica, cerca quasi di distrarti dalla sofferenza e continua a parlare,
parlare… diventa sciabordante, come il rumore dell'acqua. Viceversa il corpo
sta proprio male perché gli fa male la vecchiaia… il dolore… in scena ci sono
appunto le pugnalate, i tradimenti… fa male, c'è poco da fare.

di Vincenzo Occhionero

Festa Anti-Proibizionismo OLE'!

Splendido risultato della Festa di Carnevale anni '20 - '30
sull'(Anti)-Proibizionismo Americano...Tanti balli
(viva Dejai Bidello), ottimi Cocktails (grazie al Barman Fico)
e vestiti magnifici in Tema! Vincono come sempre Massimo
e Katia, per un vestito elegantissimo e un'idea bella e
ben fatta! Per Ygramul ottimi nuovi fondi (300 Euro) per
i nostri lavori di Febbraio e per i vari debiti.
Grazie a TUTTI/E i presenti!

venerdì 5 febbraio 2010

PROVINI per Affabulazione

PROVINI per lo Spettacolo AFFABULAZIONE

Il regista Vania Castelfranchi e l'attore Simone Di Pascasio, con l'ausilio del Gruppo Integrato di Ricerca Esoteatrale e Patafisica YGRAMUL LeMilleMolte, indicono i Provini per i Ruoli:
de Il Padre, de Il Figlio e de L'Ombra di Sofocle,
per lo spettacolo 'Affabulazione – Opera Balinese contro la Pedofilia' – tratto dalla drammaturgia di Pier Paolo Pasolini.
Questa creazione registica, nella pura linea estetica dell'Esoteatro e dell'Antropologia teatrale di Ygramul, è già stata messa in scena in 2 differenti fasi nel corso del 2008-2009, e verrà ricreata per una 3° definitiva impostazione attoriale a partire dall'Aprile 2010.
La Compagnia Ygramul prevede un percorso di Prove e di Ricerca (sull'estetica Balinese, le Danze e la complessa linea di Regia contenuta nell'Opera di Vania Castelfranchi) dall'Aprile 2010 a Giugno 2010 per andare in scena al Teatro Ygramul e in altri spazi romani e italiani da Giugno 2010 a Dicembre 2010.
Si cercano attori e attrici con una buon training fisico, disposti ad apprendere le danze, l'uso della maschera e degli strumenti musicali balinesi, nonché disponibili al difficile studio delle tecniche Esoteatrali.
Per avere maggiori informazioni sulla Regia già realizzata per questo spettacolo leggere sul sito WWW.YGRAMUL.NET :
i Programmi di Sala (rivista del Teatro) dello spettacolo
Teatrerie n. 26 (mese di Novembre 2008)
Teatrerie n. 27 (mese di Dicembre 2009)
o nell'Archivio degli Spettacoli : www.ygramul.net/spett_affabula.htm

Il Percorso degli attori verrà remunerato in maniera forfettaria per il percorso di Prove, ed in percentuale sugli incassi per le andate in Scena. Verranno pagate dal Teatro le Spese di viaggio, vitto e alloggio nel caso in cui lo spettacolo si sposti da Roma.
Foto di Scena Emanuele De Marco

I Provini si terranno al Teatro Ygramul (via Nicola Maria Nicolai n 14 – zona Nomentana-San Basilio)

nei giorni di :
Giovedì 11 Febbraio dalle 16 alle 19
Giovedì 18 Febbraio dalle 16 alle 19
Giovedì 4 Marzo dalle 16 alle 19
Giovedì 11 Marzo dalle 16 alle 19

SOLO su Appuntamento preso in precedenza con l'Ufficio Ygramul al ufficioygramul@gmail.com
e al cell 3283931868

Inviare all'Ufficio, per la Richiesta di Partecipazione ai Provini, i propri dati, una lettera motivazionale sul perchè intraprendere questo percorso su Pasolini-balinese, 2 Foto ed un Curriculum sintetico.

giovedì 4 febbraio 2010

FESTA (anti)-Proibizionismo in Costume a YGRAMUL!

SABATO 13 Febbraio dalle Ore 21.00
FESTA in Costume Anni '20 e '30
(anti) - Proibizionismo Americano!
Ingresso a 10 Euro
Festa con Musica Anni '20 e '30, OPEN BAR fino a termine delle scorte e...
... Venite in Costume in tema d'epoca!!!

Con il termine proibizionismo s'intende per antonomasia il periodo fra il
1919
ed il 1933 in cui negli Stati Uniti, tramite il XVIII emendamento e il
Volstead
Act, venne sancito il bando sulla fabbricazione, vendita, importazione e
trasporto
di alcool; il proibizionismo in questo senso è conosciuto anche come "The
Noble
Experiment".

ARTETICA Mostra Personale di Jacopo Mandich

Dal 29 Gennaio al 20 Febbraio dal Giov al Sab 18.00-21.30

Via dei Marsi 18 (San Lorenzo) Ingresso Libero

ONIRICO MATERICO

Mostra Personale, Sculture Oggetti e Gioielli

di Jacopo Mandich